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Lavori in casa, guida ai bonus aggiornata

Lavori in casa, guida ai bonus aggiornata

Le detrazioni fiscali per l'acquisto di case antisismiche introdotte dalla manovra correttiva (Dl 50/2017) sono state recepite anche nella guida dell’agenzia delle Entrate dedicata al bonus, «Ristrutturazioni edilizie: le agevolazioni fiscali».

Secondo quanto previsto dal decreto legge, quando i lavori di ristrutturazione sono realizzati nei Comuni che si trovano in zone classificate a “rischio sismico 1”, chi compra un immobile facente parte di un edificio demolito e ricostruito può usufruire di una detrazione pari al 75% del prezzo di acquisto (se i lavori hanno ridotto di una classe il rischio sismico dell'edificio) o all'85% (se si passa a due classi di rischio inferiori).

Il prezzo di acquisto sul quale calcolare la detrazione è quello riportato nell'atto di compravendita. In ogni caso, la detrazione spetta entro l'ammontare di 96mila euro.

AdA

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Napoli, Premio Azienda Sicura 2017

Napoli, Premio Azienda Sicura 2017

Il Consorzio Promos Ricerche è partner ufficiale del Comune di Napoli nell'Osservatorio sulla Sicurezza sul Lavoro "Napoli Città Sicura" che bandisce il Premio Azienda Sicura.

I candidati al Premio Azienda Sicura devono avere sede legale e/o operativa in uno dei Comuni appartenenti all'area della Città Metropolitana di Napoli.

Saranno ammesse le candidature pervenute entro e non oltre il 31 dicembre 2017 in cui la documentazione (formulario e documenti in esso indicati – Allegato 1 e Allegato 2) dovrà essere inviata unicamente tramite posta elettronica certificata (PEC) all'indirizzo: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. il cui oggetto dovrà recare la dicitura: "Premio Azienda Sicura 2017".

Alla prima azienda classificata in ognuno dei sette settori indicati nel bando, sarà erogata un'attività di Alta Formazione offerta gratuitamente dai partners dell'Osservatorio così come nel dettaglio riportato nel bando.

AdA

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Allegato 1

Allegato 2

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Raccolta differenziata. Pubblicata la UNI 11686 sugli elementi identificativi dei contenitori

Raccolta differenziata. Pubblicata la UNI 11686 sugli elementi identificativi dei contenitori

Pubblicata la nuova norma UNI 11686 sui Waste Visual Elements, ossia gli elementi visivi identificativi dei contenitori per la raccolta differenziata dei rifiuti.
L’Italia è il primo Stato a livello europeo a dotarsi di questa norma che intende, tra l’altro, favorire l’obiettivo UE di raggiungimento del 65% di raccolta differenziata e del 50% di reale avvio a recupero.
La norma, attesa da tempo dagli operatori del settore e dalle autorità operanti sul territorio, ha lo scopo di facilitare e rendere univoca l'identificazione dei contenitori dedicati alla raccolta dei rifiuti al fine di migliorare la raccolta differenziata delle diverse tipologie di rifiuto urbano.
La UNI 11686 definisce i colori e gli ulteriori elementi di identificazione visiva per facilitare il riconoscimento del cassonetto giusto nel quale riporre la specifica tipologia dei propri rifiuti. In questo modo, grazie alla unificazione di forme, colori, scritte e icone, i cittadini potranno andare “a colpo sicuro” ovunque si trovino. La raccolta differenziata non riguarda infatti solo i cittadini che vivono in una determinata città, ma anche tutte le persone che viaggiano per motivi diversi e che dovrebbero trovare in ogni luogo gli stessi elementi visivi che caratterizzano i contenitori per la raccolta di rifiuti ai quali sono abituati: uno stesso colore e una stessa icona indicheranno con facilità a un turista dove gettare plastica, vetro, oppure l’umido.
Attualmente in Italia i Comuni possono decidere autonomamente come “battezzare” i contenitori per la raccolta differenziata: a Milano, a Napoli e a Roma - per esempio - i colori dei cassonetti per raccogliere lo stesso tipo di rifiuto differiscono tra loro creando un caos multi-cromatico che mette in difficoltà le persone e penalizza - al tempo stesso - l’efficacia della raccolta differenziata. A Roma il cassonetto verde è sinonimo di indifferenziato mentre a Milano e Napoli accoglie solo ed esclusivamente il vetro. I romani gettano vetro plastica e metallo nel cassonetto blu che a Milano non esiste mentre a Napoli accoglie l'indifferenziato...
La Direttiva europea 2008/98/CE e le leggi vigenti impongono di raggiungere il 65% di raccolta differenziata e il 50% di reale avvio a recupero. Tali obiettivi hanno bisogno anche del sostegno di norme tecniche che aiutino a uniformare le attrezzature a favore del corretto utilizzo da parte del cittadino, del turista e degli operatori del settore della raccolta dei rifiuti urbani. Potranno essere riutilizzati con facilità i bidoni e i cassonetti già in uso,
La norma UNI 11686 sui Waste Visual Elements consente all'Italia di essere il primo Paese europeo a fare un passo avanti sia dal punto di vista economico che dal punto di vista culturale.

mb

Fonte UNI

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Imballaggi alimentari: al via il Regolamento sul sistema del vuoto a rendere

Imballaggi alimentari: al via il Regolamento sul sistema del vuoto a rendere

Con Decreto 3 luglio 2017, n. 142 , pubblicato in GU n.224 del 25-9-2017, il Ministero dell'Ambiente ha diffuso il Regolamento che apre alla sperimentazione su base volontaria del sistema del vuoto a rendere su cauzione per gli imballaggi contenenti birra o acqua minerale serviti al pubblico da alberghi o residenze di villeggiatura, ristoranti, bar e altri punti di consumo, di cui all'articolo 219-bis del Codice Ambiente (D.Lgs. n.152/2006), nonché le forme di incentivazione, le loro modalità di applicazione e i valori cauzionali per ogni singola tipologia di imballaggi. La sperimentazione ha una durata di dodici mesi a partire dal centoventesimo giorno successivo all'entrata in vigore del presente regolamento (il Regolamento entra in vigore il 10 ottobre 2017).

Per aderire al sistema (si veda art.3 del DM n.142/2017), gli esercenti dovranno compilare il Modulo di cui all'Allegato 1 del Decreto al momento dell'acquisto di birra o acqua minerale in imballaggi riutilizzabili, trasmettendo i dati per via telematica o attraverso altre modalità indicate sul sito web del Ministero, o consegnando il modulo al distributore nel caso di filiera di tipo lungo o al produttore di bevande nel caso di filiera di tipo corto, al momento della consegna da parte di quest'ultimo dell'imballaggio pieno. L'adesione dell'esercente al sistema è ammessa anche in caso di somministrazione, nello stesso punto di consumo, di birra o acqua minerale in imballaggi non riutilizzabili.

Previsto un Deposito cauzionale rilasciato dagli esercenti aderenti alla filiera contestualmente all'acquisto dell'imballaggio riutilizzabile pieno con diritto di ripetizione della stessa al momento della restituzione dell'imballaggio vuoto.All' Art. 6 del DM n.142/2017 si definisce anche un Sistema di monitoraggio da parte del Ministero dell'Ambiente finalizzato alla raccolta, all'analisi e alla valutazione dei dati della sperimentazione: riguarda distributori e produttori che dovranno trasmettere, anche attraverso le associazioni di categoria per via telematica all'indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

La sperimentazione del sistema del vuoto a rendere su cauzione si applica agli imballaggi con le seguenti caratteristiche:

  1. di tipo primario, ai sensi dell'articolo 218, comma 1, lettera b), del Codice Ambiente;
  2. riutilizzabili, ai sensi dell'articolo 218, comma 1, lettera e), del Codice Ambiente;
  3. conformi ai requisiti stabiliti dal decreto del Ministro dell'ambiente del 2 maggio 2006, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 108 dell' 11 maggio 2006, recante «Aggiornamento degli studi europei fissati dal Comitato europeo di normazione (CEN), in conformità' ai requisiti essenziali stabiliti all'articolo 9 della direttiva 94/62/CE sugli imballaggi e rifiuti di imballaggio»;
  4. destinati all'uso alimentare e al contenimento di birra o acqua minerale;
  5. serviti al pubblico nei punti di consumo;
  6. di volume compreso tra 0,20 e 1,5 litri.

AdA

Scarica il Decreto 3 luglio 2017, n. 142

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Verifiche periodiche delle attrezzature di lavoro: pubblicato l'elenco dei soggetti abilitati

Verifiche periodiche delle attrezzature di lavoro: pubblicato l'elenco dei soggetti abilitati

Con il Decreto direttoriale del 20 settembre 2017 è stato adottato il Quattordicesimo elenco, di cui al punto 3.7 dell'Allegato III del Decreto interministeriale 11 aprile 2011, dei soggetti abilitati per l'effettuazione delle verifiche periodiche delle attrezzature di lavoro ai sensi dell'articolo 71, comma 11, del Decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81 e successive modificazioni.

Il Decreto si compone di cinque articoli:

  1. all'articolo 1 (Rinnovo delle iscrizioni nell'elenco dei soggetti abilitati) è rinnovata l'iscrizione per i soggetti che hanno tempestivamente e regolarmente trasmesso la documentazione richiesta e per i quali la Commissione di cui al D.I. 11.04.2011 ha potuto tempestivamente concludere la propria istruttoria;
  2. all'articolo 2 (Variazione delle abilitazioni) sono apportate le variazioni alle iscrizioni già in possesso, sulla base delle richieste pervenute nei mesi precedenti;
  3. all'articolo 3 (Proroga delle iscrizioni nell'elenco dei soggetti abilitati) è disposta un'ulteriore proroga di 60 giorni per i soggetti in scadenza al 18 settembre 2017, la cui istruttoria è tuttora in corso e in vista della prossima riunione della Commissione già fissata per il 25 e 26 settembre 2017;
  4. all'articolo 4 (Elenco dei soggetti abilitati) è specificato che con il Decreto si adotta l'elenco aggiornato, in sostituzione di quello adottato con il Decreto del 9 settembre 2016;
  5. all'articolo 5 (Obblighi dei soggetti abilitati) sono riportati, come di consueto, gli obblighi cui sono tenuti i soggetti abilitati.

L'elenco adottato in allegato al Decreto - "Elenco dei soggetti abilitati all'effettuazione delle verifiche periodiche delle attrezzature di lavoro, di cui all'Allegato VII del Decreto legislativo n. 81/2008" - sostituisce integralmente il precedente elenco adottato con il decreto del 9 settembre 2016.

AdA

Scarica il Decreto Direttoriale n. 78 del 20 settembre 2017

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Accoglienza, con i nuovi appalti più controlli e trasparenza

Accoglienza, con i nuovi appalti più controlli e trasparenza

«Voglio fare un appello: questa nuova regolamentazione sugli appalti per i centri di accoglienza per i migranti è una vera sfida per le persone perbene. Sono convintissimo che ci sono tante realtà meritevoli non solo di non essere accomunate ai delinquenti e che anzi meriterebbero una medaglia, ma possono emergere solo grazie a un sistema di regole. E per questo noi ci aspettiamo da parte loro una collaborazione, non una protesta generica che mette in discussione un sistema che con grande fatica sta provando a uscire dal far west». Così Raffaele Cantone spiega le motivazioni delle 'Linee guida' dell'Anac e il decreto del Ministero dell' Interno che ha provocato preoccupazioni e critiche tra i sindacati e parte del mondo cooperativo. «Ci saranno problemi? - aggiunge il presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione -. Siamo disponibili a dare tutto il supporto. Chi opera nelle regole troverà le condizioni migliori. Nel far west c'era anche chi faceva lo sceriffo in modo corretto, ma spesso la stella se la mettevano i banditi. Sarei molto dispiaciuto se i tanti operatori che nascono dal mondo del volontariato, dal mondo cattolico, che non hanno mai pensato che questo era un affare, venissero strumentalizzati per far saltare un sistema che, invece, deve inserire le regole e soprattutto punire i troppi banditi che fanno danni alle persone perbene».

Cosa non andava? Non c'era mai stato un modello che regolasse gli appalti relativi al sistema di accoglienza. La logica era sempre stata quella dell' intervento attraverso meccanismi di urgenza, molto spesso extra ordinem e molto poco rispettosi delle norme. Il settore in passato era stato sottovalutato perché ritenuto poco appetibile economicamente, ma quando è diventato molto appetibile e anche molto di interesse delle organizzazioni criminali - l' Anac ha cominciato ad occuparsene facendo le Linee guida sul Terzo settore e poi collaborando all' intervento del ministero dell' Interno che rappresenta un provvedimento molto positivo provando a introdurre una serie di regole contro i rischi di distorsione.

Si dice che la scelta della divisione in lotti renderebbe problematico un rapporto di fiducia tra diversi partecipanti, col rischio che arrivi qualcuno poco chiaro. Non ho elementi per escludere che queste preoccupazioni siano fondate, ritengo che però la mancata suddivisione in lotti si presti a rischi molto maggiori. La suddivisione in lotti è un principio imposto dal Codice dei contratti e dall' Europa, nella logica di consentire la partecipazione delle medie e piccole imprese e soprattutto di quelle locali. Prima i soggetti che erano in grado di mettere insieme le attività che andavano da quelle educative a quelle dei pasti, erano oggettivamente talmente pochi che in realtà erano appalti soltanto formali. Non è un caso che quello per il Cara di Mineo, appalto simbolo di come funzionava il sistema, aveva visto un solo partecipante e un ribasso dell' 1%. È evidente che quando si chiede una serie di capacità, oltretutto già svolte, sostanzialmente si elimina ogni forma di concorrenza, creando una situazione di assoluto monopolio, in contrasto con quello che prevede il Codice.

E i problemi denunciati? Quelli occupazionali non possono essere un alibi. Il tema del mantenimento dei posti di lavoro viene garantito attraverso la clausola sociale. E poi la divisione in lotti, oltre a essere obbligatoria, consente una maggiore partecipazione agli operatori locali e anche a quelli specializzati nei singoli ambiti e quindi farà sì che tutti i soggetti che avranno mantenuto le proprie competenze avranno la possibilità di diversificare anche territorialmente le loro presenze. Dunque il decreto va nella giusta direzione perché è molto equilibrato.

Non c'è il rischio che la partecipazione di piccoli operatori abbassi la qualità dei servizi e che, per tenere bassi i costi, si risparmi sui lavoratori? È il contrario. I lotti non sono così bassi e quindi non potranno partecipare microperatori. Invece si consentirà di partecipare ad imprese che hanno il know how specifico in quella materia. Mentre il 'superlotto' lo consente solo a soggetti che si sono creati le specializzazioni in tutti gli ambiti. Anche il rischio di infiltrazioni non regge. A parte il fatto che le indagini hanno dimostrato che finora le infiltrazioni sono state enormi, il sistema non le ha impedite, anzi in qualche caso le ha favorite. E poi non dobbiamo dimenticare che gli appalti vengono dati dalle prefetture che dovranno fare controlli molto approfonditi.

Però la stessa Anac ha segnalato una certa difficoltà delle prefetture nel gestire l' accoglienza. È vero. Soprattutto perché è stata usata la logica dell' emergenza, spesso affidandosi agli enti locali. Con molti problemi di trasparenza. Oggi invece col decreto del ministro, soprattutto per gli interventi maggiori, si stabiliscono regole molto chiare che non so fino a che punto troveranno le prefetture preparate, ma almeno ci sono regole chiare. Il decreto nasce tenendo presente le criticità e provando a mettere degli argini. Siamo ancora a una logica sperimentale, poi andrà verificato se funziona. Ma va nella giusta direzione.

Potrà essere applicato caso per caso? Si potrà tener presente di esperienze maturate che altrimenti si corre il rischio di perdere? Le professionalità possono essere assolutamente tutelate, ma non nella logica del monopolio. Piuttosto nella logica dell' apertura ad altri operatori. Facendo salve tante esperienze locali, piccole, medie o grandi, molto positive che avranno comunque ancora spazi nei nuovi appalti.

Dopo 'mafia capitale' quale è oggi la situazione del sistema di accoglienza? C' è anche corruzione? Ci sono ancora interessi delle mafie? Non mi sento di generalizzare, ma le indagini e una serie di interventi sicuramente hanno avuto un effetto positivo per provare a riportare le regole. Se mi chiede se oggi tutto è tranquillo non me la sentirei di dirlo. Dove il sistema non è stato messo a regime la situazione è ancora poco trasparente. Ma non come prima, come con Buzzi e Carminati. Oggi è molto più controllato, c'è maggiore attenzione.

Ci sono rischi per l'approvazione da parte del Parlamento del Codice antimafia. Anche lei ha fatto alcune critiche. Il Parlamento ha lavorato molto bene, ci sono molti passi in avanti, tante novità che poi andranno verificate nel concreto. A maggior ragione la norma che ha parificato la corruzione ai reati mafiosi credo sia un errore e rischia di mettere in discussione un impianto che è positivo. Quindi, per quanto non sia giuridicamente da puristi, va bene la soluzione trovata di approvarlo così e poi cambiare quella norma. Salva la sostanza del provvedimento, dunque ben venga.

Come giudica l'incontro del Papa con la Commissione antimafia? È un messaggio simbolico molto importante. È un pieno sostegno alla lotta alla mafia e alla corruzione. Papa Francesco conferma di porsi in una linea molto avanzata nelle tematiche sociali. Poi le sue parole dimostrano come sia consapevole di molti problemi, come la sua richiesta di maggiore tutela dei testimoni di giustizia.

fonte Avvenire A.M.M. 22/09/17

AdA

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Laboratori di Prova. Quasi conclusa la revisione della ISO/IEC 17025

Laboratori di Prova. Quasi conclusa la revisione della ISO/IEC 17025

Nel corso degli anni la norma ISO/IEC 17025Requisiti generali per la competenza dei laboratori di prova e di taratura” è diventata il riferimento internazionale per i laboratori, stabilendo una serie di requisiti al fine di migliorare la validità e la riproducibilità dei risultati.
La norma, infatti, facilita la cooperazione tra laboratori e altri organismi, lo scambio di informazioni, la condivisione dell’esperienza e aiuta ad armonizzare norme e procedure.
La revisione della norma, avviata nel febbraio 2015 è ora nella fase finale (FDIS), ultima tappa prima della pubblicazione.

Di seguito le principali modifiche.

  • L’approccio di processo è ora conforme a norme più recenti come la UNI EN ISO 9001 (sistemi di gestione per la qualità), la UNI EN ISO 15189 (qualità e competenza dei laboratori medici) e la UNI CEI EN ISO/IEC 17021-1 (requisiti per organismi di audit e certificazione); la norma revisionata si concentra sui risultati di un processo piuttosto che dettagliare i suoi compiti e i singoli passaggi.
  • Orientandosi maggiormente sulle tecnologie dell’informazione, la norma riconosce e incorpora l’utilizzo di sistemi informatici e registrazioni elettroniche e la produzione di risultati e di report elettronici, oggi ampiamente utilizzati dai laboratori moderni.
  • La nuova versione include un capitolo sul risk-based thinking e tratta dei punti comuni con la ISO 9001:2015.
  • La terminologia è stata modernizzata per risultare più in linea con il mondo di oggi e riflettere l’adozione del formato elettronico. Sono state apportate modifiche all’International Vocabulary of Metrology ed è stata operata una armonizzazione con la terminologia ISO/IEC che include una serie di termini e di definizioni comuni a tutti gli standard per la valutazione della conformità.
  • È stata adottata una nuova struttura per allineare la nuova ISO/IEC 17025 agli standard ISO/IEC esistenti sulla valutazione di conformità (per esempio la serie ISO/IEC 17000).
  • Il campo di applicazione è stato rivisto al fine di inglobare tutte le attività dei laboratori.

Frutto della collaborazione tra ISO e IEC all’interno del Committee on conformity assessment (ISO CASCO), la nuova versione della norma ISO/IEC 17025 – che sostituirà la pari numero del 2005 – è prevista per la fine di quest’anno.

mb

Fonte UNI

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Consumo di suolo. Pubblicata dall'ISPRA l'edizione 2017 del Rapporto

Consumo di suolo. Pubblicata dall'ISPRA  l'edizione 2017 del Rapporto

L’edizione 2017 del Rapporto sul consumo di suolo in Italia, la quarta dedicata a questo tema, fornisce il quadro aggiornato dei processi di trasformazione del nostro territorio, grazie alla cartografia aggiornata del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA), che vede ISPRA insieme alle Agenzie per la protezione dell’ambiente delle Regioni e delle Province Autonome, in un lavoro congiunto di monitoraggio svolto anche utilizzando le migliori informazioni che le nuove tecnologie sono in grado di offrire.
Il Rapporto analizza l’evoluzione del consumo di suolo all’interno di un più ampio quadro delle trasformazioni territoriali ai diversi livelli, attraverso indicatori utili a valutare le caratteristiche e le tendenze del consumo e fornisce nuove valutazioni sull’impatto della crescita della copertura artificiale, con particolare attenzione alla mappatura e alla valutazione dei servizi ecosistemici del suolo.

mb

Vai al sito dell'ISPRA

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Gli «appalti verdi» (GPP) dopo il Decreto correttivo n. 56/2017: Italia all'avanguardia

Gli «appalti verdi» (GPP) dopo il Decreto correttivo n. 56/2017: Italia all'avanguardia

Da quasi un anno la svolta green degli appalti pubblici nostrani avviata nel 2015 con la Legge 221 ha avuto compimento, e la Pubblica Amministrazione italiana deve integrare appieno le considerazioni ambientali e sociali nelle procedure con cui si dota dei beni, servizi e lavori di cui necessita. Questa importante novità nel settore degli appalti pubblici impatta su un mercato da 172,6 miliardi di euro l’anno e si affianca ad altre e più note misure di integrazione tra le esigenze della nostra specie e quelle di tutela delle risorse naturali del nostro pianeta, quali ad esempio le certificazioni energetiche di edifici ed elettrodomestici, piuttosto che la responsabilità estesa delle imprese rispetto al fine vita dei propri prodotti.

Facciamo un passo indietro, tornando alle ragioni che hanno spinto il Legislatore ad operare in questo senso, dopo che l'applicazione del concetto di Sviluppo sostenibile è stata per anni ampiamente demandata a pratiche volontaristiche. I 7,5 miliardi di esseri umani presenti sul nostro pianeta utilizzano risorse e producono rifiuti in quantità tale da esaurire la capacità planetaria annuale già all'inizio di agosto (il cosiddetto Earth overshoot day) e trascorrere i rimanenti 5 intaccando le scorte. Nuove e vecchie sfide ambientali e sociali sono ormai ineludibili, dato che per esempio in Italia produciamo 495,3 kg di rifiuti urbani pro-capite l'anno (nonostante i livelli di differenziazione e recupero siano cresciuti negli anni questo resta un tema cruciale) e che ogni anno sono 12 i milioni di tonnellate di plastica che finiscono nei mari di tutto il pianeta.

Vi è poi il fenomeno preoccupante dei cambiamenti climatici. Se consideriamo le emissioni di gas climalteranti, per i quali è stato siglato l'accordo di Parigi per il contenimento del riscaldamento planetario ben al di sotto di 2° C, una misura della sfida che abbiamo di fronte è data per esempio da quel 78,7% dei consumi finali lordi di energia che nel 2015 ancora provenivano da fonti non rinnovabili. Il nuovo approccio introdotto dal Legislatore italiano è il più avanzato tra gli Stati Membri e fornirà un significativo contributo alla Strategia Europa 2020 per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva, oltre che al più recente piano d'azione per l'economia circolare, che per inciso cita il GPP tra le misure da implementare.

Seguendo il tema da ormai oltre dieci anni, preme sottolineare la portata dell'innovazione introdotta e ripetutamente confermata dal legislatore, anticipata da misure sui prodotti realizzati a partire da materiali di recupero e formalmente avviata con il Piano d'azione nazionale GPP del 2008. La svolta, come detto sopra, è stata il Collegato ambientale (L.221/2015) e la profonda revisione del codice appalti del 2016. Poi il percorso è stato completato con l'estensione dell'obbligatorietà all'intero importo a base d'asta per tutte le tipologie di appalto e per gli appalti sotto-soglia comunitaria, insieme a ulteriori positive modifiche apportate con il Correttivo D.lgs. n. 56/2017. A corollario, ma fondamentali per la pratica applicazione delle considerazioni ambientali e sociali, negli anni sono stati emanati venti decreti contenenti i Criteri Ambientali Minimi per tutte le tipologie di acquisizione.

Da un altro punto di vista, l'Italia si trova in una condizione che le nostre imprese dovranno essere in grado di sfruttare appieno, poiché quelle che hanno rapporti con la PA si trovano nella condizione di dover implementare misure di tutela ambientale innovative spendibili sui mercati internazionali, accrescendo quindi le proprie opportunità di realizzare un export di prodotti e servizi di qualità. In coda è opportuno prendere consapevolezza di alcuni limiti ancora presenti, poiché l'attuazione delle nuove misure stenta a decollare, e l'introduzione del monitoraggio GPP a cura di ANAC evidenzierà certamente le situazioni e i soggetti inadempienti. Sul piano degli strumenti a disposizione delle PPAA per dare concretezza alle previsioni del Codice, si segnala l'assenza di una metodologia consolidata per il calcolo dei costi lungo il ciclo di vita (LCC) di ciò che si acquista e la necessità di effettuare opportuni controlli in corso di esecuzione dei contratti.

In conclusione, solo la pratica quotidiana e un costante controllo dell'evoluzione del sistema potrà garantire il pieno dispiegarsi degli effetti benefici previsti dal Legislatore, e questo è quanto si auspica da più parti.

AdA

fonte Sole24Ore

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Ecobonus, l’Agenzia delle Entrate fissa le modalità di cessione del credito

Ecobonus, l’Agenzia delle Entrate fissa le modalità di cessione del credito

L’Agenzia delle Entrate, con provvedimento n. prot.  165110/2017 del 28 agosto 2017, emanato in base all’articolo 14, commi 2-ter e 2-sexies del Dl 63/2013, convertito con modifiche dalla legge 90/2013, fissa le modalità con cui i soggetti che nell’anno precedente a quello delle spese si trovano nelle condizioni di cui all’articolo 11, comma 2, e all’articolo 13, comma 1, lettera a), e comma 5, lettera a) del Dpr 917/1986 possono optare per la cessione del credito, corrispondente alla detrazione per le spese sostenute dal 1° gennaio 2017 al 31 dicembre 2021 per interventi di riqualificazione energetica di parti comuni degli edifici condominiali (compresi quelli di cui al comma 2-quater del citato articolo 14), verso i fornitori che hanno effettuato gli interventi o altri privati, con la facoltà di successiva cessione del credito.

AdA

Scarica il Provvedimento n. 165110/2017 del 28 agosto 2017

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