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News - Sicurezza sul Lavoro

News - Sicurezza sul Lavoro (373)

Sicurezza nei luoghi di lavoro agli studenti in regime di alternanza scuola-lavoro

Sicurezza nei luoghi di lavoro agli studenti in regime di alternanza scuola-lavoro

La Carta dei diritti e dei doveri degli studenti in alternanza scuola-lavoro, approvata con Regolamento del Ministro dell'Istruzione (DM 3 novembre 2017, n. 195), regola le modalità di applicazione della normativa per la tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro (decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81) agli studenti in regime di alternanza scuola-lavoro.

Il decreto è vigente dal 5 gennaio e si applica agli studenti degli istituti tecnici e professionali, nonché dei licei, impegnati nei percorsi di alternanza negli ultimi tre anni del percorso di studi. Si applica anche agli studenti dei percorsi di istruzione e formazione professionale, erogati in regime di sussidiarietà dagli istituti professionali di Stato.

L'alternanza scuola-lavoro è diventata un elemento strutturale dell'offerta formativa, è inserita dentro il percorso educativo stabilito per raggiungere gli obiettivi e le competenze. Con almeno 400 ore da effettuare negli ultimi tre anni degli istituti tecnici e professionali e 200 nei licei è stato introdotto il sistema duale nelle scuole.

La realizzazione delle attività previste comporta non pochi problemi per le scuole. Molti dirigenti scolastici sottovalutano la problematica relativa alla sicurezza sul lavoro, pensando che l'alternanza si configuri come una semplice attività didattica. La circolare Inail 44 del 21 novembre 2016 prevede l'assimilazione dello studente a lavoratore in quanto esposto ai medesimi rischi pur non svolgendo attività lavorativa. Da questo consegue l'obbligatorietà della formazione sulla sicurezza nei luoghi di lavoro prevista dall'articolo 37 del D.Lgs. 81/08 in quanto, in questo caso, gli studenti sono equiparati a lavoratori.

Il datore di lavoro, che nel caso specifico è il dirigente scolastico, deve assicurare che ciascun lavoratore (e dunque ciascun alunno in alternanza) riceva una formazione sufficiente ed adeguata in materia di salute e sicurezza, con particolare riferimento a: concetti di rischio, danno, prevenzione, protezione, organizzazione della prevenzione aziendale, diritti e doveri dei vari soggetti aziendali, organi di vigilanza, controllo, assistenza.

La formazione generale compete dunque all'istituzione scolastica che deve provvedere a rilasciare agli allievi equiparati ai lavoratori gli attestati di avvenuta formazione sulla salute e sicurezza sul lavoro (Dlgs 81/08, articolo 37, comma 14-bis). In questi casi la durata delle attività è pari a 4 ore. L'alternanza scuola-lavoro prevede, infatti, la realizzazione di percorsi progettati, attuati, verificati e valutati, sotto la responsabilità dell'istituzione scolastica o formativa, sulla base di apposite convenzioni con le imprese, o con le rispettive associazioni di rappresentanza, o con le camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, o con gli enti pubblici e privati, ivi inclusi quelli del terzo settore, disponibili ad accogliere gli studenti per periodi di apprendimento in situazione lavorativa.

Tutto questo ha anche implicazioni per quanto riguarda la valutazione dei rischi. Nel documento di valutazione dei rischi del soggetto ospitante dovrà essere, in qualche modo, prevista la presenza di soggetti in formazione (non in apprendistato): tirocinanti, stagisti.

AdA

Scarica il Decreto 3 novembre 2017 n. 195

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Misurazione gas radon, obbligo dal 3 febbraio 2018

Misurazione gas radon, obbligo dal 3 febbraio 2018

La Direttiva 2013/59/EURATOM del Consiglio del 5 dicembre 2013 stabilisce le norme fondamentali di sicurezza relative alla protezione contro i pericoli derivanti dall’esposizione alle radiazioni ionizzanti.
Il radon (precedentemente niton) è l'elemento chimico che nella tavola periodica viene rappresentato dal simbolo Rn e numero atomico 86.

Il radon è un elemento chimicamente inerte (in quanto gas nobile), naturalmente radioattivo. A temperatura e pressione standard il radon è inodore e incolore. Nonostante sia un gas nobile, alcuni esperimenti indicano che il fluoro può reagire col radon e formare il difluoruro di radon. Il radon è solubile in acqua e poiché la sua concentrazione in atmosfera è in genere estremamente bassa, l'acqua naturale di superficie a contatto con l'atmosfera (sorgenti, fiumi, laghi…) lo rilascia in continuazione per volatilizzazione anche se generalmente in quantità molto limitate. D'altra parte, l'acqua profonda delle falde, può presentare una elevata concentrazione di 222Rn rispetto alle acque superficiali.

In Italia gli enti preposti alla misura del radon nelle abitazioni e nei luoghi chiusi sono le ARPA, a cui si può fare riferimento per adottare provvedimenti di bonifica nei casi di superamento dei limiti di legge.
Le principali fonti di inquinamento da radon all'interno degli ambienti confinati sono:

• il suolo
• i materiali da costruzione
• l'acqua

Il radon prodotto nel suolo è in grado di diffondersi fino ad arrivare in superficie.  I materiali da costruzione rappresentano una fonte di radon indoor di secondaria importanza rispetto al suolo; tuttavia, in alcuni casi possono essere la causa principale. Alcune rocce come graniti e porfidi, spesso usati in edilizia e alcuni materiali da costruzione tipici italiani, come il tufo e la pozzolana, contengono infatti un alto tenore di uranio, progenitore del radon.

I lavori non potranno essere eseguiti dai datori di lavoro, ma richiederanno l’intervento di un tecnico esperto in radioprotezione. L’uso di estrattori potrebbe favorire il ritorno alla normalità così come un’adeguata ventilazione è sempre consigliabile per evitare alte concentrazioni del gas.

La misurazione semestrale del gas radon, entrerà in vigore il 3 febbraio 2018, entro quella data bisognerà attrezzarsi per evitare sanzioni o addirittura la chiusura dell’attività.

Scarica la direttiva 2013/59/EURATOM DEL CONSIGLIO

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Direttiva Cancerogeni e mutageni: modifiche e aggiornamenti ai valori limite

Direttiva Cancerogeni e mutageni: modifiche e aggiornamenti ai valori limite

È stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea (L 345 del 27.12.2017) la Direttiva (UE) 2017/2398 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2017, che modifica la direttiva 2004/37/CE sulla protezione dei lavoratori contro i rischi derivanti da un’esposizione ad agenti cancerogeni o mutageni durante il lavoro.

La Direttiva 2017/2398, che entrerà in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione fissa regole più severe per proteggere meglio i lavoratori dall'esposizione ad agenti cancerogeni o mutageni sul luogo di lavoro.

Le nuove regole aggiungono 11 sostanze cancerogene all'elenco delle sostanze pericolose e rivedono i valori limite per due dei prodotti già inclusi nell'elenco. Il cancro rappresenta la causa principale dei decessi sul lavoro nell'UE; l'obiettivo è quello di contribuire a salvare fino a 100.000 vite nei prossimi 50 anni.

Sono stati fissati limiti di esposizione professionale, vale a dire la quantità massima di sostanze nocive (generalmente espressa in milligrammi per metro cubo d'aria) alla quale i lavoratori possono essere esposti, per:

  • dieci agenti chimici: ossido di propilene, butadiene, 2-nitroproprano, acrilammide, bromoetilene, bromuro di vinile, composti del cromo esavalente, ossido di etilene, idrazina e o-toluidina
  • le fibre ceramiche refrattarie e la polvere di silice cristallina, prodotta dall'estrazione, dal taglio o dalla frantumazione di materiali come calcestruzzo, mattoni o rocce.

La nuova legislazione rivede, inoltre, i limiti di esposizione per due sostanze già incluse nell'elenco:

  • le polveri di legno duro (prodotte dal taglio del legno)
  • il cloruro di vinile monomero (principalmente utilizzato per produrre PVC)

I datori di lavoro avranno l’obbligo di individuare e valutare i rischi per i lavoratori esposti a queste sostanze e adottare misure preventive.

La Commissione dovrà valutare entro il primo trimestre del 2019 la possibilità di includere nell'elenco delle sostanze pericolose anche quelle tossiche per la riproduzione, vale a dire le sostanze che hanno effetti sulla funzione sessuale e la fertilità.

AdA

Scarica la Direttiva (UE) 2017/2398 del 12 dicembre 2017

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Antincendio strutture ricettive: adeguamento prorogato al 30 giugno 2019

Antincendio strutture ricettive: adeguamento prorogato al 30 giugno 2019

Nella legge di bilancio 2018 (Gazzetta Ufficiale n.302 del 29 dicembre 2017, Legge 27 dicembre 2017, n. 205), in vigore dal 1° gennaio 2018, è contenuta anche la proroga al 30 Giugno 2019 dell’adeguamento antincendio delle strutture ricettive con oltre 25 posti letto.

In base alla Deroga, le attività ricettive turistico-alberghiere con oltre 25 posti letto, esistenti alla data di entrata in vigore del decreto del Ministro dell'interno 9 aprile 1994, ed in possesso dei requisiti per l'ammissione al piano straordinario di adeguamento antincendio (approvato con decreto del Ministro dell'interno 16 marzo 2012) potranno completare l'adeguamento alle disposizioni di prevenzione incendi entro il 30 giugno 2019, previa presentazione, al Comando provinciale dei Vigili del fuoco entro il 1º dicembre 2018 della SCIA parziale.

La SCIA parziale deve attestare il rispetto di almeno quattro delle seguenti prescrizioni, come disciplinate dalle specifiche -regole tecniche:

  • resistenza al fuoco delle strutture;
  • reazione al fuoco dei materiali;
  • compartimentazioni;
  • corridoi;
  • scale;
  • ascensori e montacarichi;
  • impianti idrici antincendio;
  • vie d'uscita ad uso esclusivo, con esclusione dei punti ove è prevista la reazione al fuoco dei materiali;
  • vie d'uscita ad uso promiscuo, con esclusione dei punti ove è prevista la reazione al fuoco dei materiali;
  • locali adibiti a deposito.

AdA

Scarica la Legge 27 dicembre 2017, n. 205

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Interpello in materia di salute e sicurezza sul lavoro. Nuovo quesito

Interpello in materia di salute e sicurezza sul lavoro. Nuovo quesito

Disponibile sul sito del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali la risposta a un nuovo interpello in materia di salute e sicurezza sul lavoro.

In particolare, la Regione Friuli Venezia Giulia chiede di conoscere il parere della Commissione per gli interpelli in merito all’ambito di applicazione dell’articolo 23 del d.lgs. 81/08 e precisamente se, alla luce di una recente sentenza della Cassazione Penale, la vendita di un macchinario privo delle necessarie condizioni di sicurezza possa ritenersi legittima.

La Direzione Generale per l'Attività Ispettiva, precisa che le indicazioni fornite costituiscono criteri interpretativi e direttivi per l’esercizio delle attività di vigilanza.

13/12/2017 - n. 1/2017
Destinatario: Regione Friuli Venezia Giulia
Istanza: Quesito relativo all’articolo 23, del d.lgs. n. 81/2008

AdA

Scarica l’Interpello n. 1/2017

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Rischio caduta dall’alto: nuova legge in Campania

Rischio caduta dall’alto: nuova legge in Campania

In vigore dal 21 novembre, la Legge della Regione Campania n. 31 del 20 novembre 2017 (Burc n. 84 del 20 novembre) recante “Disposizioni in materia di prevenzione e protezione dei rischi di cadute dall’alto nelle attività in quota su edifici”, modifica la legge regionale 27 febbraio 2007, n. 3 “Disciplina dei lavori pubblici, dei servizi e delle forniture in Campania”.

La nuova legge regionale aggiunge, dopo l’articolo 53 della Lr n. 3/2007, n. 3, l’art. 53 bis Tipologie di interventi e misure di prevenzione e protezione. In base al tale novella, i progetti relativi ad interventi edilizi soggetti a permesso di costruire o a segnalazione certificata di inizio attività (Scia) riguardanti le coperture piane e inclinate di edifici nuovi o esistenti:

  1. devono contenere l’applicazione di misure di prevenzione e protezione, quali ad esempio sistemi di ancoraggio permanenti, che consentono lo svolgimento di attività in quota, il transito e l’accesso in condizioni di sicurezza;
  2. sono integrati da un elaborato tecnico della copertura che, con riferimento alle misure di prevenzione e protezione, contiene le indicazioni progettuali, le prescrizioni tecniche, le certificazioni di conformità e quant’altro necessario ai fini della prevenzione e protezione dei rischi di caduta dall’alto.

AdA

Scarica la legge della Regione Campania n. 31 del 20 novembre 2017

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Cresce l’impegno delle imprese per la sicurezza. I premi di Confindustria e Inail

Cresce l’impegno delle imprese per la sicurezza. I premi di Confindustria e Inail

Dall’utilizzo dell’Ict per segnalare, in tempo reale, anomalie, e consentire, quindi, di intervenire sulle macchine prima che si generino problemi di sicurezza; al coinvolgimento di tutto il personale delle linee produttive per “monitorare” l’attività giornaliera, e scongiurare così gli infortuni.

Anno dopo anno aumenta il numero di imprese attente al miglioramento continuo dei livelli di tutela dei propri collaboratori, sfruttando al meglio - anche in questo ambito, particolarmente delicato - i progressi tecnologici, indotti da Industria 4.0: «Innovazione e sicurezza sul lavoro, del resto, sono due fattori di competitività delle aziende, oggi più che mai collegati», ha sottolineato il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, parlando ieri, a Roma, nella sede degli industriali di Viale dell’Astronomia, alla quinta edizione del premio Imprese per la sicurezza, organizzato assieme a Inail e con la collaborazione tecnica di Apqi (Associazione premio qualità Italia) e di Accredia (Ente italiano di accreditamento).

Si tratta di riconoscimenti tangibili (in cinque anni hanno partecipato oltre 600 imprese) che «allargano il tema della sicurezza sul lavoro portandolo da una questione culturale interna all’azienda a una questione interna al Paese», ha aggiunto Boccia. È questo anche il senso della «collaborazione con Inail che va avanti e diventa sempre più intensa», ha detto il numero uno dell’Istituto, Massimo De Felice. Il valore di questo premio, a cui il Capo dello Stato ha riconosciuto la medaglia, «è l’aver creato uno strumento di lavoro pratico, da esportare - ha proseguito De Felice -. La partecipazione all’evento impone infatti alle imprese una sorta di autovalutazione, e questo forse può essere uno dei mezzi più diretti che abbiamo per avviare processi di formazione e sensibilizzazione sul tema della sicurezza sul lavoro».

Il punto è che «la prevenzione non è mai troppa, e io preferisco avere un’attenzione in più che una in meno», ha evidenziato il vice presidente di Confindustria per il Lavoro e le relazioni industriali, Maurizio Stirpe. Non a caso il premio (e la valutazione delle aziende partecipanti) è molto rigoroso: ci si basa su un modello innovativo, appositamente sviluppato, per la gestione totale della sicurezza e coinvolge tutti gli attori della prevenzione e e tutti i temi: politiche, strategie, personale, risorse, processi e risultati per la salute e la sicurezza.

Certo, la profonda trasformazione tecnologica e industriale in atto dovrà essere supportata da una legislazione adeguata, con norme chiare e adempimenti certi per i datori: «per esempio sul lavoro agile c’è necessità di conciliare le previsioni, rigide, del Testo unico su salute e sicurezza con il lavoro da remoto», ha spiegato il presidente della commissione Lavoro del Senato, Maurizio Sacconi. Un messaggio condiviso dal collega, e presidente della commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano: «Le regole ci vogliono. Ma sono d’accordo che bisogna trovare il modo per coniugare salute e sicurezza nelle fabbriche del futuro».

AdA

fonte Sole24Ore 330/17 CT

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Amianto, assolti i manager senza poteri decisionali

Amianto, assolti i manager senza poteri decisionali

Anche un intero consiglio di amministrazione può essere considerato datore di lavoro ed essere condannato per le più gravi tra le violazioni alle norme di tutela della sicurezza. La vicenda ThyssenKrupp, di cui cade in questi giorni il tragico decennale, fa scuola con la sanzione definitiva decisa dalla magistratura italiana per i componenti del board. È necessario però che il cda abbia spiccate caratteristiche decisionali, che tutti i consiglieri concorrano alla gestione dell’impresa, compreso quello sulla sicurezza del lavoro.

In assenza di questa prova, la conclusione può essere di assoluzione. Come quella che la Cassazione con la sentenza n. 55005 della Quarta sezione penale ha emesso, confermando la pronuncia di appello e respingendo il ricorso della procura, nei confronti di alcuni manager della Franco Tosi di Legnano accusati di omicidio colposo in relazione alla morte di una trentina di operai per l’esposizione alle polveri di amianto.

Cinquanta pagine di sentenza per provare a fissare alcuni punti fermi in una materia che non ne ha molti, visto che si appoggia in larga parte anche all’evoluzione delle prove scientifiche. Su quest’ultimo aspetto la Corte ricorda, citando anche un fondamentale precedente di qualche anno fa (sentenza n. 43786 del 2010), come deve essere considerato rilevante sotto il profilo della responsabilità penale un periodo in cui un soggetto ha assunto la posizione di garante per non meno di due anni. È questo infatti il tempo di esposizione immediata del lavoratore all’amianto per attivare il processo che evolverà poi in mesotelioma. E allora un manager che ha svolto funzioni apicali per cinque soli mesi, o pochi di più, non dovrà essere sanzionato.

Sul piano invece della responsabilità dei consiglieri va svolta con estrema attenzione una ricognizione sulla governance aziendale. Il cda infatti può essere considerato responsabile solo se non ha proceduto a deleghe operative nei confronti di altri soggetti, primo tra tutti l’amministratore delegato, o altri organismi. Alcuni dei manager incriminati erano infatti membri del comitato esecutivo della società.

La Cassazione ricorda che è lo stesso codice civile (articolo 2381) a prevedere la possibilità del cda di delegare proprie attribuzioni a un comitato esecutivo, se lo statuto o l’assemblea lo consentono, prevedendo e regolando il sistema delle deleghe. E almeno uno dei manager, per lungo tempo consigliere delegato e per sette anni componente del comitato esecutivo, non poteva non essersi accorto, sottolineava il ricorso del Pg, delle condizioni di pericolo per la salute dei lavoratori.

Tuttavia, ed è il passaggio decisivo per l’assoluzione, l’esame dello statuto e dei verbali del cda permette ai giudici di affermare che attribuzioni e poteri di gestione venissero di fatto, in maniera sostanziale, devoluti all’amministratore delegato o ad altri soggetti, come i direttori generali, comunque esterni al comitato esecutivo che, tra l’altro, rimase poi esclusivamente sulla carta, visto che non si riunì mai.

Al di là del conferimento dell’incarico di componente del comitato esecutivo, mette in evidenza la Cassazione, nessun potere di gestione della società veniva di fatto esercitato da questo organo.

AdA

Scarica la sentenza Cassazione n. 55005 Quarta sezione penale

fonte Sole24Ore 333/17 GN

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Prevenzione incendi: nuova regola tecnica per i contenitori-distributori per l’erogazione di carburante

Prevenzione incendi: nuova regola tecnica per i contenitori-distributori per l’erogazione di carburante

È stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale n.285 del 6 dicembre 2017 il decreto 22 novembre 2017, recante “Approvazione della regola tecnica di prevenzione incendi per l’installazione e l’esercizio di contenitori-distributori, ad uso privato, per l’erogazione di carburante liquido di categoria C”.

La nuova regola tecnica, che entra in vigore il 5 Gennaio 2018, è stata approvata a seguito della necessità di aggiornare la disciplina antincendio relativa ai contenitori-distributori fuori terra di liquido combustibile di capacità geometrica non superiore a 9 m³.

Il decreto non riguarda gli impianti fissi di distribuzione carburanti per autotrazione, per i quali continuano ad applicarsi le specifiche disposizioni di prevenzione incendi.

I contenitori-distributori sono installati e gestiti in modo da garantire il conseguimento dei seguenti obiettivi:

  1. minimizzare le cause di fuoriuscita accidentale di carburante ed il rischio di incendio
  2. limitare, in caso di evento incidentale, danni alle persone
  3. limitare, in caso di evento incidentale, danni ad edifici e locali contigui all’impianto
  4. limitare, in caso di evento incidentale, danni all’ambiente
  5. consentire ai soccorritori di operare in condizioni di sicurezza

Sono esentati dall’obbligo di adeguamento alla regola tecnica i contenitori-distributori esistenti alla data di entrata in vigore del presente decreto nei casi in cui:

  1. siano in possesso di atti abilitativi riguardanti anche la sussistenza dei requisiti di sicurezza antincendio, rilasciati dalle competenti autorità, così come previsto dall’art. 38 del decreto-legge 21 giugno 2013, n. 69, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 agosto 2013, n. 98
  2. siano in possesso del certificato di prevenzione incendi in corso di validità o sia stata presentata la segnalazione certificata di inizio attività di cui all’art. 4 del decreto del Presidente della Repubblica 1° agosto 2011, n. 151
  3. siano stati pianificati, o siano in corso, lavori di installazione di contenitori-distributori sulla base di un progetto approvato dal competente Comando provinciale dei vigili del fuoco ai sensi degli articoli 3 e 7 del decreto del Presidente della Repubblica 1° agosto 2011, n. 151.

AdA

Scarica la Regola Tecnica

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Verifiche periodiche attrezzature di lavoro: nuovo elenco di soggetti abilitati

Verifiche periodiche attrezzature di lavoro: nuovo elenco di soggetti abilitati

Con il Decreto direttoriale n. 101 del 1° dicembre 2017 - emanato di concerto tra le competenti Direzioni Generali del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, del Ministero della Salute e del Ministero dello Sviluppo Economico - è stato adottato il quindicesimo elenco, di cui al punto 3.7 dell'Allegato III del Decreto interministeriale 11 aprile 2011, dei soggetti abilitati per l'effettuazione delle verifiche periodiche delle attrezzature di lavoro ai sensi dell'art. 71, comma 11, del Decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81 e successive modificazioni.

Il Decreto direttoriale si compone di sei articoli:

  • all'articolo 1, è rinnovata l'iscrizione per i soggetti che hanno tempestivamente e regolarmente trasmesso la documentazione richiesta e per i quali la Commissione, di cui al Decreto interministeriale 11/04/2011, ha potuto tempestivamente concludere la propria istruttoria;
  • all'articolo 2, è rinnovata l'iscrizione con sospensione parziale dell'abilitazione per i soggetti che hanno tempestivamente e regolarmente trasmesso la documentazione richiesta e per i quali la Commissione, di cui al Decreto interministeriale 11/04/2011, ha potuto tempestivamente concludere la propria istruttoria con esito parzialmente favorevole;
  • all'articolo 3, sono apportate le variazioni alle iscrizioni già in possesso sulla base delle richieste pervenute nei mesi precedenti;
  • all'articolo 4, è decretato l'inserimento ex novo, della società ivi indicata, nell'elenco dei soggetti abilitati;
  • all'articolo 5, è specificato che con il presente decreto si adotta l'elenco aggiornato, in sostituzione di quello adottato con il Decreto direttoriale n. 78 del 20 settembre 2017;
  • all'articolo 6, sono riportati, come di consueto, gli obblighi cui sono tenuti i soggetti abilitati.

L' elenco adottato sostituisce integralmente il precedente elenco allegato al Decreto direttoriale n. 78 del 20 settembre 2017.

AdA

Scarica il Decreto direttoriale n. 101 del 1° dicembre 2017

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