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Integratori alimentariIl divieto assoluto di immissione in commercio di integratori alimentari che contengono aminoacidi, di cui non è provata la pericolosità, è incompatibile con il diritto Ue. La Corte di giustizia dell'Unione europea, con la sentenza del 19 gennaio (C-282/15) chiarisce il margine di intervento delle autorità nazionali chiamate a decidere su questioni di sicurezza alimentare, bloccando pratiche che ostacolano l'immissione in commercio di prodotti non rischiosi.

A rivolgersi ai giudici di Lussemburgo il tribunale amministrativo di Braunschweig (Germania) chiamato a risolvere una controversia tra un'impresa tedesca che produce un integratore alimentare contenente anche un aminoacido (L-istidina) e l'ufficio federale della protezione dei consumatori e della sicurezza alimentare che aveva opposto un no alla deroga al divieto di immissione in commercio dell'integratore con l'aminoacido. In realtà, l'ufficio aveva riconosciuto che la L-istidina non presentava rischi per la salute, ma avendo dubbi sull'innocuità del prodotto per via del ferro, aveva negato l'autorizzazione. Di qui il ricorso in tribunale che, invece, aveva accordato una deroga, limitata temporalmente, consentendo la vendita. La parola è poi passata alla Corte Ue.

Per gli eurogiudici, il regolamento n. 178/2002 che stabilisce i principi e i requisiti generali della legislazione alimentare e fissa procedure per la sicurezza alimentare punta a conciliare le regole a tutela della salute con quelle sul libero commercio e i divieti di restrizioni. Di conseguenza, il sistema costruito su un divieto di partenza, con la possibilità di deroghe da applicare di volta in volta, e solo in modo temporaneo, non è conforme al diritto Ue. Per gli aminoacidi, utilizzati anche per la produzione di alimenti – osserva la Corte di giustizia – l'Unione europea non ha adottato regole volte a vietarne l'uso, con la conseguenza che si applicano le norme nazionali che disciplinano il settore. Questo vuol dire che gli Stati, come ha fatto la Germania, possono vietarne l'utilizzo negli integratori alimentari, ma valutando il rischio del singolo aminoacido. È così indispensabile un equilibrio tra i vari elementi in gioco. Da un lato, infatti, il regolamento n. 178 impone agli Stati di non immettere in commercio alimenti dannosi per la salute o inadatti al consumo umano. D'altro lato, però, gli Stati, nei casi in cui la scienza è incerta sulla dannosità di un elemento, devono decidere seguendo i principi Ue come l'analisi del rischio e il principio di precauzione.

Ed è proprio la Corte a chiarire che la corretta analisi del rischio deve basarsi su varie fasi, dall'individuazione del pericolo alla valutazione dell'esposizione. Per il principio di precauzione, poi, è indispensabile un'individuazione delle conseguenze potenzialmente negative per la salute e di carattere complessivo tenendo conto degli sviluppi della ricerca internazionale. Le autorità nazionali, quindi, possono vietare l'immissione in commercio di un prodotto, ma non con divieti preventivi automatici. Di qui la conclusione che è incompatibile con il diritto Ue la decisione di colpire indistintamente tutti gli aminoacidi senza una valutazione ad hoc del singolo elemento introdotto negli alimenti, come era avvento nel caso all'attenzione della Corte. Così, non è ammissibile una prassi che preveda una deroga limitata temporalmente al divieto di immissione per prodotti non dannosi.

AdA

fonte Sole24Ore 6/17 M.C.

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