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News - Ambiente & Energia

News - Ambiente & Energia (334)

Cambiamenti Climatici: prorogati i termini per la consultazione pubblica del piano

Cambiamenti Climatici: prorogati i termini per la consultazione pubblica del piano

Il Ministero dell’Ambiente ha reso noto, tramite un comunicato sul proprio sito istituzionale, che è stata prorogata fino al 31 ottobre 2017, la data della consultazione pubblica rivolta a cittadini, istituzioni, mondo associativo e portatori d’interesse per la presentazione della prima stesura del Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici.

Il PNACC si propone di dare impulso all’attuazione della SNAC (Strategia Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici), con l’obiettivo generale di offrire uno strumento di supporto alle istituzioni nazionali, regionali e locali per l’individuazione e la scelta delle azioni più efficaci nelle diverse aree climatiche in relazione alle criticità che le connotano maggiormente e per l’integrazione di criteri di adattamento nelle procedure e negli strumenti già esistenti.

Il Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici si declina in quattro obiettivi specifici: contenere la vulnerabilità dei sistemi naturali, sociali ed economici agli impatti dei cambiamenti climatici, incrementare la capacità di adattamento degli stessi, migliorare lo sfruttamento delle eventuali opportunità e favorire il coordinamento delle azioni a diversi livelli.

La finalità della consultazione pubblica è proprio quella di acquisire osservazioni ed informazioni utili alla stesura definitiva del documento PNACC.

Tutti gli interessati, possono inviare le proprie osservazioni sull’argomento via mail all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. attivo presso il Ministero fino al 31 ottobre 2017.

AdA

Scarica il documento PNACC

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Impianti combustione: criteri per utilizzo di combustibili a fini di ricerca e sperimentazione

Impianti combustione: criteri per utilizzo di combustibili a fini di ricerca e sperimentazione

Con Decreto del 26 settembre 2017 il Ministero dell'Ambiente indica i criteri e le modalità per esentare i combustibili utilizzati a fini di ricerca e sperimentazione dall'applicazione delle prescrizioni dell'allegato X alla parte quinta del D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 (Testo unico Ambiente).

L'Art. 2 del DM 26/09/2017 indica l'utilizzo dei materiali può avvenire negli impianti di combustione ad uso industriale ubicati in installazioni o stabilimenti dotati delle autorizzazioni previste dall'art. 3 e non può avere una durata superiore ad un anno; non è in tutti i casi ammesso presso impianti che prevedono l'uso simultaneo di più combustibili.

Il deposito e il trasporto dei materiali ai fini dell'utilizzo può avvenire solo a seguito del rilascio dell'autorizzazione ulteriore alla autorizzazione integrata ambientale, autorizzazione unica ambientale o autorizzazione alle emissioni eventualmente già esistente nello stabilimento. Il trasporto (art. 2 comma 3) avviene presso le sedi dei fornitori e dell'impianto di combustione, in modo separato rispetto ad altri materiali, allegando copia dell'autorizzazione sopra citata, messa a disposizione dal gestore dell'impianto di combustione (art. 2 comma 4).

Per i materiali ricadenti nel campo di applicazione dell'art. 184-bis del D.Lgs. n.152/2006 il requisito della legalità dell'utilizzo si considera soddisfatto, ferma restando la dimostrazione degli altri requisiti previsti da tale articolo. L'utilizzo non è ammesso, su materiali corrispondenti, per tipologia e caratteristiche, a quelli già oggetto di tale utilizzo a fini di ricerca e sperimentazione nello stesso o in altro impianto (art. 2 comma 6).

Il DM 26/09/2017 indica all'art.3 le Procedure autorizzative da seguire richiedendo il rilascio di una specifica autorizzazione per l'utilizzo dei combustibili, ulteriore rispetto a autorizzazione integrata ambientale, autorizzazione unica ambientale o autorizzazione alle emissioni, i cui tempi di rilascio sono ridotti della metà rispetto a quelli delle altre. L'art. 4 descrive quindi l'istruttoria indicando il contenuto della domanda autorizzativa: occorre una relazione tecnica che, sulla base degli elementi di valutazione dell'allegato I e degli ulteriori elementi di valutazione pertinenti al caso specifico, descriva il programma di utilizzo, le finalità di ricerca e sperimentazione e la convenienza della sperimentazione. La relazione descrive anche i rifiuti derivanti dalla combustione.

All'Art. 5 il Ministero Ambiente regola il controllo trimestrale dell'autorità competente sugli impianti in cui si effettua l'utilizzo dei carburanti al fine di verificare il rispetto delle autorizzazioni (vedi punto 3), i cui costi sono a carico del gestore dell'impianto di combustione.

Infine, (art. 6) entro 30 giorni dalla conclusione di ciascun utilizzo previsto dall'art. 1, il gestore dell'impianto interessato, invia al Ministero dell'ambiente ed al Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca una relazione contenente i risultati della sperimentazione, che include i valori di emissione oggetto di monitoraggio.

AdA

Scarica il Decreto 26 settembre 201726 settembre 2017

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Valutazione Ambientale Strategica (VAS). Dall’ISPRA un rapporto sulle normative regionali vigenti

Valutazione Ambientale Strategica (VAS). Dall’ISPRA un rapporto sulle normative regionali vigenti

Il rapporto  prodotto dal  Gruppo di Lavoro Interagenziale  23 VAS previsto nel Programma Triennale di attività 2014-2016 del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente, è  articolato in tre capitoli. Il primo riporta la situazione delle  normative in materia di VAS a livello regionale a seguito degli adeguamenti al D. Lgs. 152/2006 e ss.mm.ii. Delle normative sono, in particolare, esaminati alcuni aspetti, rilevanti per una efficace applicazione  della VAS e per il coinvolgimento delle Agenzie ambientali:

•    le Autorità competenti individuate per i piani/programmi alle diverse scale territoriali,
•    i Soggetti competenti in materia  ambientale,
•    le modalità di consultazione dei Soggetti e del pubblico,
•    il monitoraggio VAS dei piani e programmi,
•    il ruolo delle Agenzie ambientali nella VAS e in particolare nel monitoraggio VAS.

Il secondo capitolo riporta lo stato dell’arte dei ruoli e delle attività che le Agenzie ambientali svolgono nelle applicazioni di VAS. Il terzo capitolo è dedicato alle principali difficoltà e carenze riscontrate dalle Agenzie nelle stesse applicazioni.
Nel rapporto sono  aggiornate e integrate le informazioni della  prima ricognizione realizzata nell’ambito del Programma triennale 2010 - 2012 del Sistema Agenziale riportata nel Rapporto ISPRA – ARPA/APPA 143/2011.

Scarica il Rapporto ISPRA

mb

Fonte ISPRA

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Lavori in casa, guida ai bonus aggiornata

Lavori in casa, guida ai bonus aggiornata

Le detrazioni fiscali per l'acquisto di case antisismiche introdotte dalla manovra correttiva (Dl 50/2017) sono state recepite anche nella guida dell’agenzia delle Entrate dedicata al bonus, «Ristrutturazioni edilizie: le agevolazioni fiscali».

Secondo quanto previsto dal decreto legge, quando i lavori di ristrutturazione sono realizzati nei Comuni che si trovano in zone classificate a “rischio sismico 1”, chi compra un immobile facente parte di un edificio demolito e ricostruito può usufruire di una detrazione pari al 75% del prezzo di acquisto (se i lavori hanno ridotto di una classe il rischio sismico dell'edificio) o all'85% (se si passa a due classi di rischio inferiori).

Il prezzo di acquisto sul quale calcolare la detrazione è quello riportato nell'atto di compravendita. In ogni caso, la detrazione spetta entro l'ammontare di 96mila euro.

AdA

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Consumo di suolo. Pubblicata dall'ISPRA  l'edizione 2017 del Rapporto

Consumo di suolo. Pubblicata dall'ISPRA l'edizione 2017 del Rapporto

L’edizione 2017 del Rapporto sul consumo di suolo in Italia, la quarta dedicata a questo tema, fornisce il quadro aggiornato dei processi di trasformazione del nostro territorio, grazie alla cartografia aggiornata del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA), che vede ISPRA insieme alle Agenzie per la protezione dell’ambiente delle Regioni e delle Province Autonome, in un lavoro congiunto di monitoraggio svolto anche utilizzando le migliori informazioni che le nuove tecnologie sono in grado di offrire.
Il Rapporto analizza l’evoluzione del consumo di suolo all’interno di un più ampio quadro delle trasformazioni territoriali ai diversi livelli, attraverso indicatori utili a valutare le caratteristiche e le tendenze del consumo e fornisce nuove valutazioni sull’impatto della crescita della copertura artificiale, con particolare attenzione alla mappatura e alla valutazione dei servizi ecosistemici del suolo.

mb

Vai al sito dell'ISPRA

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Gli «appalti verdi» (GPP) dopo il Decreto correttivo n. 56/2017: Italia all'avanguardia

Gli «appalti verdi» (GPP) dopo il Decreto correttivo n. 56/2017: Italia all'avanguardia

Da quasi un anno la svolta green degli appalti pubblici nostrani avviata nel 2015 con la Legge 221 ha avuto compimento, e la Pubblica Amministrazione italiana deve integrare appieno le considerazioni ambientali e sociali nelle procedure con cui si dota dei beni, servizi e lavori di cui necessita. Questa importante novità nel settore degli appalti pubblici impatta su un mercato da 172,6 miliardi di euro l’anno e si affianca ad altre e più note misure di integrazione tra le esigenze della nostra specie e quelle di tutela delle risorse naturali del nostro pianeta, quali ad esempio le certificazioni energetiche di edifici ed elettrodomestici, piuttosto che la responsabilità estesa delle imprese rispetto al fine vita dei propri prodotti.

Facciamo un passo indietro, tornando alle ragioni che hanno spinto il Legislatore ad operare in questo senso, dopo che l'applicazione del concetto di Sviluppo sostenibile è stata per anni ampiamente demandata a pratiche volontaristiche. I 7,5 miliardi di esseri umani presenti sul nostro pianeta utilizzano risorse e producono rifiuti in quantità tale da esaurire la capacità planetaria annuale già all'inizio di agosto (il cosiddetto Earth overshoot day) e trascorrere i rimanenti 5 intaccando le scorte. Nuove e vecchie sfide ambientali e sociali sono ormai ineludibili, dato che per esempio in Italia produciamo 495,3 kg di rifiuti urbani pro-capite l'anno (nonostante i livelli di differenziazione e recupero siano cresciuti negli anni questo resta un tema cruciale) e che ogni anno sono 12 i milioni di tonnellate di plastica che finiscono nei mari di tutto il pianeta.

Vi è poi il fenomeno preoccupante dei cambiamenti climatici. Se consideriamo le emissioni di gas climalteranti, per i quali è stato siglato l'accordo di Parigi per il contenimento del riscaldamento planetario ben al di sotto di 2° C, una misura della sfida che abbiamo di fronte è data per esempio da quel 78,7% dei consumi finali lordi di energia che nel 2015 ancora provenivano da fonti non rinnovabili. Il nuovo approccio introdotto dal Legislatore italiano è il più avanzato tra gli Stati Membri e fornirà un significativo contributo alla Strategia Europa 2020 per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva, oltre che al più recente piano d'azione per l'economia circolare, che per inciso cita il GPP tra le misure da implementare.

Seguendo il tema da ormai oltre dieci anni, preme sottolineare la portata dell'innovazione introdotta e ripetutamente confermata dal legislatore, anticipata da misure sui prodotti realizzati a partire da materiali di recupero e formalmente avviata con il Piano d'azione nazionale GPP del 2008. La svolta, come detto sopra, è stata il Collegato ambientale (L.221/2015) e la profonda revisione del codice appalti del 2016. Poi il percorso è stato completato con l'estensione dell'obbligatorietà all'intero importo a base d'asta per tutte le tipologie di appalto e per gli appalti sotto-soglia comunitaria, insieme a ulteriori positive modifiche apportate con il Correttivo D.lgs. n. 56/2017. A corollario, ma fondamentali per la pratica applicazione delle considerazioni ambientali e sociali, negli anni sono stati emanati venti decreti contenenti i Criteri Ambientali Minimi per tutte le tipologie di acquisizione.

Da un altro punto di vista, l'Italia si trova in una condizione che le nostre imprese dovranno essere in grado di sfruttare appieno, poiché quelle che hanno rapporti con la PA si trovano nella condizione di dover implementare misure di tutela ambientale innovative spendibili sui mercati internazionali, accrescendo quindi le proprie opportunità di realizzare un export di prodotti e servizi di qualità. In coda è opportuno prendere consapevolezza di alcuni limiti ancora presenti, poiché l'attuazione delle nuove misure stenta a decollare, e l'introduzione del monitoraggio GPP a cura di ANAC evidenzierà certamente le situazioni e i soggetti inadempienti. Sul piano degli strumenti a disposizione delle PPAA per dare concretezza alle previsioni del Codice, si segnala l'assenza di una metodologia consolidata per il calcolo dei costi lungo il ciclo di vita (LCC) di ciò che si acquista e la necessità di effettuare opportuni controlli in corso di esecuzione dei contratti.

In conclusione, solo la pratica quotidiana e un costante controllo dell'evoluzione del sistema potrà garantire il pieno dispiegarsi degli effetti benefici previsti dal Legislatore, e questo è quanto si auspica da più parti.

AdA

fonte Sole24Ore

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Ecobonus, l’Agenzia delle Entrate fissa le modalità di cessione del credito

Ecobonus, l’Agenzia delle Entrate fissa le modalità di cessione del credito

L’Agenzia delle Entrate, con provvedimento n. prot.  165110/2017 del 28 agosto 2017, emanato in base all’articolo 14, commi 2-ter e 2-sexies del Dl 63/2013, convertito con modifiche dalla legge 90/2013, fissa le modalità con cui i soggetti che nell’anno precedente a quello delle spese si trovano nelle condizioni di cui all’articolo 11, comma 2, e all’articolo 13, comma 1, lettera a), e comma 5, lettera a) del Dpr 917/1986 possono optare per la cessione del credito, corrispondente alla detrazione per le spese sostenute dal 1° gennaio 2017 al 31 dicembre 2021 per interventi di riqualificazione energetica di parti comuni degli edifici condominiali (compresi quelli di cui al comma 2-quater del citato articolo 14), verso i fornitori che hanno effettuato gli interventi o altri privati, con la facoltà di successiva cessione del credito.

AdA

Scarica il Provvedimento n. 165110/2017 del 28 agosto 2017

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Servizi di pulizia, serve la certificazione Emas

Servizi di pulizia, serve la certificazione Emas

Per gli appalti di servizi è necessaria la corretta stima del personale per verificare attentamente le offerte e il loro rispetto dei contratti collettivi nazionali di lavoro oltre che evitare distorsioni della concorrenza; prevista la certificazione Emas (o equivalente) fra i requisiti di partecipazione in vista della prossima obbligatorietà a livello europeo. Sono questi alcuni dei punti caratterizzanti la bozza di bando-tipo n. 2/2017 (Schema tipo di disciplinare di gara per l'affidamento di contratti pubblici di servizi di pulizia, di importo pari o superiore alla soglia comunitaria, aggiudicati all'offerta economicamente più vantaggiosa secondo il miglior rapporto qualità-prezzo).

Lo schema tipo, in consultazione fino all'11 ottobre 2017, deve essere adottato, ai sensi dell'art. 213, comma 2, del dlgs 50/2016 (codice dei contratti pubblici) ed è corredato da diversi allegati. Prende le mosse dal modello di disciplinare redatto per i servizi e le forniture in generale, opportunamente integrato con clausole di dettaglio mirate alla disciplina di aspetti specifici e tipici dei servizi di pulizia.

La consultazione è di interesse per tutte le amministrazioni non soggette all'obbligo di acquisto centralizzato per le categorie merceologiche di cui al dm 24 dicembre 2015 (valido per il biennio 2016-2017), nonché per tutte le amministrazioni che, pur essendo tenute all'obbligatorio acquisto centralizzato, non avendo disponibilità di convenzioni e accordi quadro (il cui affidamento fosse in atto), necessitano di bandire autonomamente la gara.

Il documento pone una particolare attenzione alla fase della descrizione dei servizi oggetto di approvvigionamento anche sotto il profilo della stima del numero del personale e, quindi, per l'individuazione del costo della manodopera che è elemento fondamentale anche nella determinazione dell'importo a base di gara. È stata prevista la possibilità di suddividere l'appalto in lotti sia funzionali (più frequenti perché attinenti a immobili diversi e autonomi), sia prestazionali.

Per evitare le criticità spesso riscontrate, l'Anac invita le stazioni appaltanti a una esatta stima delle unità necessarie per l'appalto e del calcolo delle retribuzioni, per evitare che agli addetti siano riconosciute retribuzioni inferiori alle previsioni dei contratti collettivi. L'obiettivo è evitare un «elemento di alterazione del libero gioco della concorrenza, a danno delle imprese ossequiose dei minimi contrattuali». Così facendo, peraltro, sarà possibile effettuare una corretta verifica di sostenibilità-congruità dell'offerta in base all'omologo, separato dato sul costo del personale indicato in offerta dal concorrente. Fra i requisiti di partecipazione compare la certificazione delle eventuali misure connesse alla gestione ambientale che, ai sensi dell'art. 44 del Codice dei contratti pubblici, hanno come riferimento il sistema comunitario di eco-management and audit scheme (Emas) o altri sistemi riconosciuti a livello europeo o internazionale; prossimamente, infatti, il marchio di qualità ambientale (e prestazionale) dell'Unione europea, ha detto l'Anac, sarà previsto anche per un servizio, come quello del clearing.

AdA

Scarica la bozza tipo di disciplinare n. 2/2017

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Tracciabilità di filiera delle biomasse: il MiPAF indica i costi di certificazione

Tracciabilità di filiera delle biomasse: il MiPAF indica i costi di certificazione

Con Decreto 22 giugno 2017 il Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali indica i costi di certificazione per la tracciabilità di filiera delle biomasse destinate alla produzione elettrica. Il decreto è entrato in vigore il giorno successivo alla pubblicazione in Gazzetta, avvenuta il 9 settembre 2017.

Il decreto in questione stabilisce l'entità e le modalità di versamento della quota delle tariffe di cui all'art. 25 del decreto-legge 24 giugno 2014, n. 91(che stabilisce che gli oneri sostenuti dal Gestore dei servizi energetici - GSE S.p.A, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n. 116) da riconoscere al Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali a copertura dei costi delle attività di controllo che esso svolge, nel rispetto del decreto del 2 marzo 2010 (che stabilisce le modalità con cui garantire la tracciabilità e la rintracciabilità della biomassa e del biogas derivanti da prodotti agricoli, di allevamento e forestali).

La quota è posta pari al 2,5% dei ricavi derivanti dall'applicazione dei corrispettivi in quota energia, (c€/kWh), versati dai produttori di energia elettrica da biomassa, biogas e bioliquidi al GSE ai sensi del decreto del Ministro dello sviluppo economico del 24 dicembre 2014, cosi come risultanti dall'ultimo bilancio GSE approvato, e dai conti annuali separati inviati all'Autorità per l'energia elettrica, il gas e il sistema idrico. L'ammontare annuale del versamento, specifica il decreto, non può eccedere l'importo complessivo di € 200.000 annui.

A decorrere dal 2017, entro il 31 gennaio di ogni anno, il GSE verserà all'entrata del bilancio dello Stato la quota (sopra definita), che sarà riassegnata ad apposito capitolo dello stato di previsione del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali.

Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali trasmetterà poi annualmente al GSE:

a) entro il 31 maggio di ciascun anno, l'esito di ciascuna verifica di cui all'art. 4 del decreto 2 marzo 2010;

b) entro il 30 ottobre di ciascun anno, una relazione contenente la rendicontazione complessiva delle verifiche svolte.

A proposito di monitoraggio, il decreto prevede che qualora intervengano modifiche al quadro normativo inerenti le attività di controllo o il MIPAF rilevi un incremento dei costi nello svolgimento di tali attività, la quota di versamento sarà sostituita da uno specifico corrispettivo a carico dei produttori sottoposti ai controlli di cui al DM MIPAF 2 marzo 2010, proposto dal GSE e approvato dal Ministero dello sviluppo economico.

AdA

Scarica il decreto 22 giugno 2017

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Albo gestori ambientali: Responsabile Tecnico nuovi requisiti

Albo gestori ambientali: Responsabile Tecnico nuovi requisiti

Con la delibera n. 6 del 30 maggio 2017 il Comitato nazionale ha definito i nuovi requisiti del responsabile tecnico di cui agli articoli 12 e 13 del D.M. 3 giugno 2014, n. 120. Il regolamento dell'Albo Gestori Ambientali ha introdotto il requisito di "idoneità" del responsabile tecnico, consistente nella dimostrazione della preparazione del soggetto, mediante una verifica iniziale e successive verifiche quinquennali (articoli 12 e 13 Decreto Ministeriale 120/2014).

Le materie, i contenuti, i criteri e le modalità di svolgimento delle verifiche sono state regolate dalle deliberazioni dell'Albo Nazionale Gestori Ambientali n. 6  e n. 7  del 30 maggio 2017. La data di entrata in vigore delle deliberazioni n. 6/2017 e n. 7/2017 è il 16 ottobre 2017: le istanze presentate sino al 15 ottobre 2017 saranno esaminate dalla Sezione secondo la precedente normativa (deliberazione n. 3 del 16 luglio 1999 e seguenti).

L'idoneità conseguita mediante verifica iniziale ha validità pari a cinque anni a decorrere dalla data del superamento della verifica stessa. Il responsabile tecnico delle imprese e degli enti iscritti alla data del 16 ottobre 2017 può continuare a svolgere la propria attività in regime transitorio per cinque anni da tale data anche per altre imprese iscritte o che si iscrivono nella stessa categoria, stessa classe o classi inferiori. La verifica di aggiornamento dell'idoneità potrà essere sostenuta a decorrere da un anno prima della scadenza del quinquennio di validità (dal 2 gennaio 2021).

Le verifiche si compongono di più moduli: un modulo obbligatorio comune per tutte le categorie interessate e 4 moduli specialistici così suddivisi:
1.    trasporto categorie 1 - 4 - 5
2.    l'intermediazione cat. 8
3.    bonifiche cat. 9
4.    bonifiche amianto cat. 10.

All'interno di ciascun modulo sono indicati gli specifici argomenti (allegato C alla deliberazione 6/2017) ed in base ad essi verranno formulati i quiz dai quali verranno estratte le 80 domande per la singola sessione d'esame.

AdA

Scarica la Delibera n. 6 del 30 maggio 2017

Scarica la Delibera n. 7 del 30 maggio 2017

Scarica i i Quiz delle Verifiche di idoneità del Responsabile Tecnico

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