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News - Ambiente & Energia

News - Ambiente & Energia (342)

Conto energia: divieto di cumulo con altri aiuti fiscali

Conto energia: divieto di cumulo con altri aiuti fiscali

Potrebbero essere interessati dallo stop al cumulo degli incentivi forse 2mila dei 136mila impianti fotovoltaici che posseggono le caratteristiche tecniche adeguate. Infatti una comunicazione del Gse (il Gestore dei servizi energetici) ha ricordato mercoledì che non è possibile sommare l’incentivo del Conto energia sull’elettricità fotovoltaica agli aiuti fiscali della Tremonti Ambiente.

Finora l’agenzia delle Entrate e il Gse hanno individuato una cinquantina di impianti che ricevono entrambi gli aiuti, quello all’energia verde prodotta dai pannelli solari e quello per l’investimento ambientale che, dice la Tremonti, non va a costituire reddito imponibile. Ma se sono una cinquantina i casi verificati, secondo stime approssimative al cumulo degli aiuti potrebbero essere interessate 2mila imprese.

Il Gse nella nota informa che le aziende che si trovassero in questa condizione di cumulo degli incentivi devono avvisare entro un anno l’agenzia delle Entrate e il Gse per far sapere la loro scelta tra le due forme di incentivazione, o l’una (il più interessante Conto energia) o l’altra (la meno appetitosa Tremonti Ambientale), e a quale invece rinuncino.

Stando ai dati del Gse, il perimetro interessa gli impianti fotovoltaici di dimensioni medie, cioè non quelli di scala industriale oltre il megawatt di potenza né quelli domestici sotto i 20 chilowatt. Così la fascia coinvolta può comprendere esclusivamente gli impianti fotovoltaici delle piccole e medie imprese, tipicamente quelli realizzati sul tetto del capannone aziendale, che ricevono l’incentivo del terzo Conto energia (3.903 impianti), del quarto (27.298 impianti) e del quinto Conto Energia (4.991 impianti), per un totale di 36.192 impianti fra i quali è compresa quella cinquantina di impianti già verificati e quel paio di migliaia di impianti per i quali si ipotizza il cumulo degli aiuti.

In Italia sono incentivati in tutto 550mila impianti fotovoltaici, quasi tutti impianti domestici di dimensioni piccolissime da pochi chilowatt.

Ritocchi normativi a favore della cumulabilità dei due incentivi sono previsti da diversi emendamenti alla Legge di Stabilità; l’unico finora sopravvissuto (Piccoli, Marin, Ceroni) è all’esame della commissione Bilancio del Senato e consente un cumulo parziale di più incentivi, con un tetto massimo del 20%.

AdA

fonte Sole24Ore 318/17 JG

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Pubblicata la Legge europea 2017 con le disposizioni in materia ambientale

Pubblicata la Legge europea 2017 con le disposizioni in materia ambientale

Pubblicata in Gazzetta Ufficiale la Legge 20 novembre 2017, n. 167 "Disposizioni per l'adempimento degli obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia all'Unione europea - Legge europea 2017".

Con la pubblicazione sulla Gu della legge 167/2017 (“Legge europea 2017”) arrivano modifiche al Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n. 152 "Norme in materia ambientale" in tema di emissioni industriali e su alcuni aspetti della disciplina sull'autorizzazione integrata ambientale (AIA) e regole più stringenti per i limiti di emissione delle acque reflue urbane e per il monitoraggio degli inquinanti nelle acque sotterranee.

In particolare, la legge interviene sulla disciplina relativa ai limiti di emissione per gli impianti di acque reflue urbane recapitanti in aree sensibili, stabilendo che gli stessi limiti devono essere monitorati e rispettati non in relazione alla potenzialità dell'impianto ma, più in generale, al carico inquinante generato dall'agglomerato urbano. Viene escluso che tali ulteriori attività di monitoraggio e controllo comportino nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica e a carico della tariffa del servizio idrico integrato per le attività svolte dal gestore unico del servizio.

Dalle disposizioni dell'articolo non derivano effetti su quanto disposto dall'articolo 92 del D.Lgs. 152/2006, che disciplina le zone vulnerabili da nitrati di origine agricola, e sulla sua applicazione in relazione ai limiti di utilizzo delle materie agricole contenenti azoto nelle medesime aree.

Il successivo articolo 18 modifica in più punti le norme che, nell'ambito del Codice dell'ambiente di cui al D.Lgs. 152/2006, sono volte ad attuare le disposizioni in materia di emissioni industriali e di autorizzazione integrata ambientale (AIA) dettate dalla direttiva 2010/75/UE. La finalità delle modifiche è quella di pervenire ad un recepimento completo della Direttiva e, conseguentemente, superare le censure mosse dalla Commissione europea.

Le modifiche operate investono quattro gruppi diversi di disposizioni:
1) la disciplina dell'autorizzazione integrata ambientale (AIA), dettata dalla parte seconda del Codice;
2) le disposizioni sugli impianti di incenerimento e coincenerimento dei rifiuti contenute nel Titolo III-bis della parte quarta del Codice;
3) le norme in materia di emissioni di composti organici volatili (COV) e di grandi impianti di combustione, contenute nella parte quinta del Codice;
4) la disciplina relativa alle installazioni e agli stabilimenti che producono biossido di titanio e solfati di calcio, contenuta nella parte quinta-bis del Codice.

AdA

Scarica la Legge 20 novembre 2017, n. 167

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Promossa la ricerca per sviluppare l’industria sostenibile: da Horizon 2020 nuovi finanziamenti

Promossa la ricerca per sviluppare l’industria sostenibile: da Horizon 2020 nuovi finanziamenti

Alla sostenibilità industriale il programma Horizon 2020 ha destinato per il prossimo anno 211 milioni di euro. Sono nove gli inviti aperti, su un totale di diciannove, tutti lanciati lo scorso 31 ottobre e destinati a Pmi e università europee. Le scadenze sono fissate per il 23 gennaio e il 22 febbraio prossimo. I finanziamenti rivolti alle Pmi sono quelli che sostengono azioni innovative (Innovation action) e coprono il 70% dei costi ammissibili. Invece le università possono presentare progetti di ricerca e innovazione (Research and innovation action) e in questo caso ottenere un finanziamento pari al 100% dei costi.

Quattro i filoni tematici: il primo riguarda lo sviluppo di processi di sostenibilità industriale. L’obiettivo è quello di contribuire a rafforzare ulteriormente la leadership globale dell’industria europea attraverso una combinazione di tecnologie innovative ed ecocompatibili, ridurre al minimo il consumo di risorse energetiche e di rifiuti per sostenere lo sviluppo dell’economia circolare e combattere il cambiamento climatico. I tipi di industrie a cui si rivolge questa azione - e che possono quindi presentare progetti - sono in particolare quelle che hanno un impatto con l’ambiente, ossia le industrie della ceramica, quelle che trattano prodotti chimici, minerali, metalli non ferrosi, acciaio. Questi settori industriali sono caratterizzati da un’alta dipendenza dall’energia nelle loro tecnologie di produzione e trasformazione. Verranno finanziati quindi progetti in grado di ridurre al massimo questa dipendenza.

Otterranno sostegno – in secondo luogo - i progetti che puntano a catalizzare l’economia circolare, ossia procedere alla sostituzione progressiva dei prodotti derivati da combustibili fossili per decarbonizzare i processi industriali. Le attività dovranno contribuire a rendere l’economia circolare una realtà grazie a processi industriali più efficienti e sostenibili.

Produrre energia pulita tramite materiali innovativi e studiare specifiche tecnologie di produzione di energia, nonché soluzioni di stoccaggio energetico, basate su materiali avanzati e nanotecnologie, in linea con la comunicazione della Commissione europea sull’accelerazione dell’innovazione energetica pulita. Questo il terzo ambito che verrà finanziato. Quindi un sostegno per ricerca sui nuovi materiali per l’immagazzinamento di energia e per la produzione di energia sostenibile. E per finire il settore delle costruzioni, che ha un impatto cruciale sul consumo di energia e sulle emissioni di carbonio nell’Unione europea. L’obiettivo è decarbonizzare il parco immobiliare dell’Ue entro il 2050: dagli edifici a energia quasi zero ai distretti a energia positiva.

AdA

fonte Sole24Ore 311/17

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Il responsabile gestione ambientale abilitato con l’esame

Il responsabile gestione ambientale abilitato con l’esame

Dal 16 ottobre è operativa la nuova disciplina sul responsabile tecnico delle imprese iscritte all’Albo nazionale gestori ambientali. E il 19 dicembre, a Venezia, si terrà per la prima volta la prova di verifica iniziale per i candidati. Nei mesi successivi, ci saranno altri sei test, sul resto del territorio nazionale.

Il calendario è fissato dalla delibera 7/2017 emanata il 30 maggio dal Comitato nazionale dell’Albo. La delibera n. 6, dello stesso giorno, ha individuato i requisiti del responsabile e dettato criteri e modalità di svolgimento degli esami. Ognuno può scegliere dove sostenere l’esame.

La verifica è necessaria perché l’articolo 12, comma 2, del Dm 120/2014 stabilisce che la qualifica professionale deve risultare da: idoneo titolo di studio, esperienza maturata in settori di attività per i quali è richiesta l’iscrizione e idoneità attestata con verifica iniziale della preparazione del soggetto. Si aggiungono, con cadenza quinquennale, verifiche sull’aggiornamento.

L’obbligo riguarda chi si candida a fare il responsabile tecnico in imprese che effettuano raccolta e trasporto di rifiuti: urbani (categoria 1), speciali non pericolosi (categoria 4) e speciali pericolosi (categoria 5). Questi trasporti sono compresi in un unico modulo specialistico. Gli altri sono relativi a intermediazione e commercio di rifiuti senza detenzione (categoria 8), bonifica di siti (categoria 9) e bonifica di beni con amianto (categoria 10).

Per ora, niente test per il legale rappresentante che fa anche l’incarico di responsabile tecnico e abbia maturato l’esperienza indicata dalla delibera n. 6. Il responsabile tecnico dei soggetti iscritti al 16 ottobre 2017 può continuare a svolgere l’attività in regime transitorio per una durata, mai superiore al quinquennio, è stabilita con delibera dell’Albo. In ogni caso, sono soggetti all’aggiornamento quinquennale.

La verifica iniziale si svolge in 120 minuti su 80 quiz a risposta multipla, di cui 40 relativi al modulo generale e obbligatorio per tutti e 40 su un modulo specialistico a scelta (ma per ora se ne può scegliere solo uno). I quiz sono estratti dagli oltre 4.500 pubblicati in www.albonazionalegestoriambientali.it. Per ogni risposta esatta si guadagna un punto; per ogni errore si perde mezzo punto. Una risposta omessa non comporta accrediti né penalizzazioni.  L’esame per la verifica iniziale è superato con almeno: 32 punti nel modulo obbligatorio per tutte le categorie e 34 punti nel modulo specialistico.

I nominativi dei canditati risultati idonei sono pubblicati sul sito dell’Albo ed è loro rilasciato apposito attestato. La domanda va inviata all’indicato sito dell’Albo (non prima di 60 giorni e non oltre 40 giorni che precedono la data dell’esame) e va versato il contributo di 90 euro alla Camera di Commercio sede della sezione regionale dove si effettua l’esame.

AdA

fonte Sole24Ore 301/17 PF

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Autorizzazione paesaggistica con valutazione preventiva

Autorizzazione paesaggistica con valutazione preventiva

La direzione generale archeologia del ministero dei Beni culturali, con circolare n. 42 del 21 luglio scorso, stabilisce che la Regione o l’ente da essa delegato al quale viene presentata la richiesta è obbligato a indicare, a chi deve realizzare l’intervento, se è necessaria l’autorizzazione paesaggistica ordinaria, quella semplificata oppure se ne è del tutto esentato. Insieme alla nota di aprile dello stesso ministero, la circolare fornisce i chiarimenti per venire a capo dei dubbi interpretativi emersi nei primi mesi di applicazione del Dpr 31/2017.

Questo decreto individua gli interventi esclusi dall’autorizzazione paesaggistica e quelli soggetti ad autorizzazione semplificata. Si tratta di lavori che hanno un impatto scarsamente percettibile sul versante paesaggistico, oppure di quelli per i quali è sufficiente l’autorizzazione in forma semplificata, poiché hanno un impatto di lieve entità.

Con il nuovo regolamento alcune opere per le quali in precedenza occorreva l’autorizzazione semplificata sono state liberalizzate e altre sono passate dal regime ordinario a quello semplificato.
Gli allegati al regolamento riportano la descrizione dei singoli interventi realizzabili con ognuno dei due regimi. Ma la loro necessaria sinteticità ha creato qualche problema interpretativo per gli uffici quando hanno iniziato a istruire le prime pratiche con il nuovo regime. Le difficoltà sono emerse soprattutto per gli interventi esentati dall’autorizzazione paesaggistica. Ora le due circolari applicative emanate dal Mibact consentono di individuare in dettaglio le caratteristiche che devono possedere quegli interventi. Nelle schede a fianco sono riportati i principali interventi (con la numerazione riportata nell’allegato A al Dpr 31) per i quali la circolare fornisce istruzioni sulle condizioni che rendono possibile l’esonero dall’autorizzazione paesaggistica.

In ogni caso, per avere la sicurezza che l’intervento possa essere realizzato senza alcuna autorizzazione l’interessato può chiedere una verifica preliminare. E la circolare 42 ricorda, appunto, che l’ente competente in materia deve obbligatoriamente rispondere. Conviene interpellare gli uffici (in genere lo sportello unico dell’edilizia) quando c’è qualche incertezza sulla classificazione dell’intervento, per evitare di incorrere nelle sanzioni previste per la realizzazione senza autorizzazione di opere per le quali invece occorre. Nella circolare di luglio scorso si sottolinea come la norma del regolamento che dà facoltà di chiedere la verifica preliminare, non preveda nessuna sanzione specifica, né per l’amministrazione né per il responsabile del procedimento, nel caso in cui essa non sia applicata, ma, «potrebbero trovare applicazione i titoli comuni dell’azione disciplinare».

Le circolari ministeriali danno anche un importante contributo chiarificatore sui termini delle procedure e sulle conseguenze del loro mancato rispetto. I tempi previsti dal regolamento sono questi:

  • entro dieci giorni dal ricevimento dall’istanza, l’amministrazione pubblica può chiedere, a chi l’ha presentata, una sola volta, un’integrazione della documentazione;
  • la richiesta deve essere soddisfatta in dieci giorni;
  • l’amministrazione deve completare l’istruttoria entro 20 giorni e trasmettere alla soprintendenza la documentazione, accompagnata da una proposta di accoglimento;
    anche la soprintendenza ha venti giorni per esprimersi;
  • se il giudizio è positivo l’amministrazione procedente ha dieci giorni per dare l’autorizzazione.

Nel complesso, dunque, in caso di esito positivo, l’iter amministrativo dovrebbe concludersi in 60-70 giorni. La durata del procedimento si allunga nel caso di valutazione negativa da parte dell’amministrazione che fa la prima istruttoria o di diniego da parte della sovrintendenza. Ma in ogni caso non c’è nessuna certezza che i tempi previsti per i singoli passaggi del percorso amministrativo siano rispettati. La circolare chiarisce, infatti, che i termini intermedi non sono perentori, e che lo è solo quello finale di venti giorni assegnati alla soprintendenza per la propria valutazione. È solo la mancata espressione del parere vincolante della soprintendenza nei termini previsti che fa scattare il silenzio assenso e costringe l’amministrazione competente a rilasciare l’autorizzazione. Il mancato rispetto di tutti gli altri termini non rende, invece, illegittimo il parere finale.

Maggiore chiarezza viene fatta dalla circolare anche sull’individuazione del regime da applicare alle pratiche già avviate, ma non ancora concluse, al momento dell’entrata in vigore del Dpr 31/2017.
Si applica la regola secondo cui ogni decisione deve essere adottata in base alla normativa vigente nel momento in cui si esegue l’istruttoria. Per cui, per esempio, la richiesta di autorizzazione relativa a un intervento che il regolamento ha liberalizzato deve essere semplicemente archiviata e ne deve essere data notizia alla sovrintendenza e all’interessato.

AdA

fonte Sole24Ore 272/17 RL

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Efficienza energetica negli edifici pubblici, approvata la graduatoria 2016

Efficienza energetica negli edifici pubblici, approvata la graduatoria 2016

Il Ministero dello Sviluppo Economico (MiSE) ha approvato il Programma di Riqualificazione Energetica della Pubblica Amministrazione Centrale (PREPAC) per il 2016.

Il programma, definito a seguito dell’istruttoria tecnica sulle proposte progettuali presentate svolta da ENEA e GSE nonché delle verifiche dell’Agenzia del Demanio, prevede il finanziamento di 32 progetti, di cui tre qualificati come esemplari, in quanto in grado di assicurare un risparmio energetico superiori al 50% rispetto ai consumi annuali ex ante.

La realizzazione dei programmi 2014-2016 consentirà di riqualificare una superficie complessiva di oltre 1 milione di metri quadri, pari a un tasso annuo di circa il 3,2%, assicurando il rispetto degli obiettivi europei dedicati alla riqualificazione energetica degli immobili della PA.

L'importo per la realizzazione del programma è circa 60 milioni di euro che vanno ad aggiungersi ai 73 milioni già allocati per il PREPAC 2014-2015 in corso di realizzazione. La realizzazione dei due programmi consentirà di riqualificare nel triennio 2014-2016 una superficie complessiva di 1,4 milioni di metri quadri, con un tasso annuo di circa il 3,2% che va oltre il tasso minimo del
3% richiesto dall’Unione Europea.

AdA

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Albo Gestori Ambientali: cessione veicoli per trasporto rifiuti

Albo Gestori Ambientali: cessione veicoli per trasporto rifiuti

Il Comitato Nazionale dell'Albo Gestori Ambientali, con delibera n.9 del 9 ottobre 2017, ha definito le modalità e i requisiti per effettuare la cessione temporanea di veicoli per il trasporto transfrontaliero di rifiuti, tra imprese comunitarie iscritte all'Albo.

Con questa Delibera vengono stabilite le condizioni e le procedure per effettuare variazioni temporanee della dotazione di veicoli, anche allo scopo di poter verificare puntualmente il titolo di disponibilità di ciascun veicolo in capo all’azienda utilizzatrice.

L’utilizzo temporaneo di veicoli per effettuare trasporti transfrontalieri di rifiuti può svolgersi rispettando le seguenti condizioni:

  • entrambe le imprese, cedente ed utilizzatrice, sono stabilite in uno Stato dell’Unione Europea e sono iscritte almeno in una delle categorie 1, 4, 5 o 6 dell’Albo;
  • il veicolo temporaneamente ceduto non rientra in altri procedimenti d’iscrizione o variazione non conclusi riguardanti l’impresa cedente;
  • l’impresa cedente non è sospesa dall’Albo al momento della presentazione della domanda di variazione.

Il veicolo temporaneamente ceduto potrà trasportare rifiuti presenti in entrambe le autorizzazioni dell’impresa cedente e di quella utilizzatrice e potrà essere utilizzato esclusivamente per trasporti transfrontalieri di rifiuti.

Nella Delibera viene inoltre descritta la procedura di variazione, telematica, e tutta la modulistica necessaria compreso un fac-simile di contratto di cessione temporanea del veicolo, alla scadenza del quale il veicolo tornerà automaticamente nella disponibilità dell’impresa cedente e verrà escluso dall’iscrizione dell’impresa utilizzatrice.

AdA

Scarica la delibera n.9 del 9 ottobre 2017

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Ambiente, clima e lotta emissioni: dall'UE 222 milioni

Ambiente, clima e lotta emissioni: dall'UE 222 milioni

La Commissione europea ha approvato un pacchetto di investimenti di 222 milioni di EUR dal bilancio UE, a titolo del programma LIFE per l'ambiente e l'azione per il clima, allo scopo di sostenere la transizione dell'Europa verso un futuro più sostenibile e a basse emissioni di carbonio
Il finanziamento dell'Unione mobiliterà ulteriori investimenti per un totale di 379 milioni di EUR da destinare a 139 nuovi progetti in 20 Stati membri.

181.9 milioni di EUR saranno destinati a progetti riguardanti tre ambiti: ambiente e uso efficiente delle risorse, natura e biodiversità, governance e informazione in materia di ambiente.

In linea con il pacchetto della Commissione europea sull'economia circolare, i progetti aiuteranno gli Stati membri nella transizione verso un'economia più circolare. Tra i progetti vi sono: la sperimentazione di un prototipo italiano che potrebbe convertire in modo economicamente efficiente le autovetture a benzina in veicoli ibridi, la fabbricazione, nei Paesi Bassi, di bioprodotti a partire da fanghi e l'applicazione di un nuovo trattamento biologico per eliminare i pesticidi e i nitrati dall'acqua nella Spagna meridionale. Altri progetti sosterranno l'attuazione del piano d'azione per la natura, in particolare la gestione dei siti Natura 2000. La protezione delle specie è un altro aspetto considerato, come nel progetto sloveno transfrontaliero inteso a salvare dall'estinzione una specie di lince alpina ad alto rischio.

Sul fronte del clima, l'UE investirà 40,2 milioni di EUR per sostenere progetti mirati all'adattamento ai cambiamenti climatici, alla mitigazione, alla governance e all'informazione. I progetti selezionati concorrono al conseguimento dell'obiettivo dell'UE di ridurre entro il 2030 le emissioni di gas serra di almeno il 40% rispetto ai livelli del 1990. I finanziamenti LIFE contribuiranno inoltre a migliorare la resilienza di una via navigabile tra le più trafficate di Europa, l'estuario della Schelda, in Belgio, a mettere a punto strumenti per prevedere le tempeste di sabbia e a contrastare il fenomeno dell'isola di calore nelle città.

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Cambiamenti Climatici: prorogati i termini per la consultazione pubblica del piano

Cambiamenti Climatici: prorogati i termini per la consultazione pubblica del piano

Il Ministero dell’Ambiente ha reso noto, tramite un comunicato sul proprio sito istituzionale, che è stata prorogata fino al 31 ottobre 2017, la data della consultazione pubblica rivolta a cittadini, istituzioni, mondo associativo e portatori d’interesse per la presentazione della prima stesura del Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici.

Il PNACC si propone di dare impulso all’attuazione della SNAC (Strategia Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici), con l’obiettivo generale di offrire uno strumento di supporto alle istituzioni nazionali, regionali e locali per l’individuazione e la scelta delle azioni più efficaci nelle diverse aree climatiche in relazione alle criticità che le connotano maggiormente e per l’integrazione di criteri di adattamento nelle procedure e negli strumenti già esistenti.

Il Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici si declina in quattro obiettivi specifici: contenere la vulnerabilità dei sistemi naturali, sociali ed economici agli impatti dei cambiamenti climatici, incrementare la capacità di adattamento degli stessi, migliorare lo sfruttamento delle eventuali opportunità e favorire il coordinamento delle azioni a diversi livelli.

La finalità della consultazione pubblica è proprio quella di acquisire osservazioni ed informazioni utili alla stesura definitiva del documento PNACC.

Tutti gli interessati, possono inviare le proprie osservazioni sull’argomento via mail all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. attivo presso il Ministero fino al 31 ottobre 2017.

AdA

Scarica il documento PNACC

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Impianti combustione: criteri per utilizzo di combustibili a fini di ricerca e sperimentazione

Impianti combustione: criteri per utilizzo di combustibili a fini di ricerca e sperimentazione

Con Decreto del 26 settembre 2017 il Ministero dell'Ambiente indica i criteri e le modalità per esentare i combustibili utilizzati a fini di ricerca e sperimentazione dall'applicazione delle prescrizioni dell'allegato X alla parte quinta del D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 (Testo unico Ambiente).

L'Art. 2 del DM 26/09/2017 indica l'utilizzo dei materiali può avvenire negli impianti di combustione ad uso industriale ubicati in installazioni o stabilimenti dotati delle autorizzazioni previste dall'art. 3 e non può avere una durata superiore ad un anno; non è in tutti i casi ammesso presso impianti che prevedono l'uso simultaneo di più combustibili.

Il deposito e il trasporto dei materiali ai fini dell'utilizzo può avvenire solo a seguito del rilascio dell'autorizzazione ulteriore alla autorizzazione integrata ambientale, autorizzazione unica ambientale o autorizzazione alle emissioni eventualmente già esistente nello stabilimento. Il trasporto (art. 2 comma 3) avviene presso le sedi dei fornitori e dell'impianto di combustione, in modo separato rispetto ad altri materiali, allegando copia dell'autorizzazione sopra citata, messa a disposizione dal gestore dell'impianto di combustione (art. 2 comma 4).

Per i materiali ricadenti nel campo di applicazione dell'art. 184-bis del D.Lgs. n.152/2006 il requisito della legalità dell'utilizzo si considera soddisfatto, ferma restando la dimostrazione degli altri requisiti previsti da tale articolo. L'utilizzo non è ammesso, su materiali corrispondenti, per tipologia e caratteristiche, a quelli già oggetto di tale utilizzo a fini di ricerca e sperimentazione nello stesso o in altro impianto (art. 2 comma 6).

Il DM 26/09/2017 indica all'art.3 le Procedure autorizzative da seguire richiedendo il rilascio di una specifica autorizzazione per l'utilizzo dei combustibili, ulteriore rispetto a autorizzazione integrata ambientale, autorizzazione unica ambientale o autorizzazione alle emissioni, i cui tempi di rilascio sono ridotti della metà rispetto a quelli delle altre. L'art. 4 descrive quindi l'istruttoria indicando il contenuto della domanda autorizzativa: occorre una relazione tecnica che, sulla base degli elementi di valutazione dell'allegato I e degli ulteriori elementi di valutazione pertinenti al caso specifico, descriva il programma di utilizzo, le finalità di ricerca e sperimentazione e la convenienza della sperimentazione. La relazione descrive anche i rifiuti derivanti dalla combustione.

All'Art. 5 il Ministero Ambiente regola il controllo trimestrale dell'autorità competente sugli impianti in cui si effettua l'utilizzo dei carburanti al fine di verificare il rispetto delle autorizzazioni (vedi punto 3), i cui costi sono a carico del gestore dell'impianto di combustione.

Infine, (art. 6) entro 30 giorni dalla conclusione di ciascun utilizzo previsto dall'art. 1, il gestore dell'impianto interessato, invia al Ministero dell'ambiente ed al Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca una relazione contenente i risultati della sperimentazione, che include i valori di emissione oggetto di monitoraggio.

AdA

Scarica il Decreto 26 settembre 201726 settembre 2017

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