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News - Ambiente & Energia

News - Ambiente & Energia (358)

VIA, dal Ministero la guida con le indicazioni per la redazione della Sintesi non tecnica

VIA, dal Ministero la guida con le indicazioni per la redazione della Sintesi non tecnica

Al fine di garantire una maggiore trasparenza nella presentazione dei progetti e dei relativi Studi di Impatto Ambientale (SIA), il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare ha pubblicato le Linee guida per la predisposizione della Sintesi non Tecnica dello Studio di Impatto Ambientale.

Il documento consente la predisposizione del riassunto non tecnico (Sintesi non Tecnica) che deve essere presentato nell’ambito dei procedimenti di valutazione ambientale per garantire una efficace comprensione del progetto e dei suoi potenziali effetti ambientali.

La Sintesi non Tecnica è il documento finalizzato a divulgare i principali contenuti dello Studio di Impatto Ambientale, al fine di rendere più comprensibili al pubblico i contenuti dello Studio (generalmente complessi e di carattere prevalentemente tecnico e specialistico).

In pratica, la SNT:

  • contiene una sintetica ma completa descrizione del progetto, del contesto ambientale, degli effetti del progetto sull’ambiente, delle misure di mitigazione e di monitoraggio previste
  • evidenzia le eventuali incertezze significative riguardanti il progetto e i suoi effetti ambientali
  • illustra l’iter autorizzativo del progetto e il ruolo della VIA
  • fornisce una panoramica degli approcci utilizzati per la valutazione
  • è scritta in linguaggio non tecnico, evitando termini tecnici, dati di dettaglio e discussioni scientifiche
  • è comprensibile al pubblico

Il documento contiene le indicazioni generali per la predisposizione dei contenuti della Sintesi non Tecnica dello Studio di Impatto Ambientale nei processi di Valutazione di Impatto Ambientale, VIA, che interessano anche i professionisti responsabili della relazione.

Al fine di migliorare la qualità dell’informazione ambientale e di sensibilizzare l’attenzione delle comunità locali sugli aspetti ambientali connessi ai processi di trasformazione del territorio, la guida evidenzia i temi più significativi e le modalità di elaborazione per la redazione della Sintesi non Tecnica dello Studio di Impatto Ambientale (SNT), attraverso l’elaborazione di standard minimi di qualità.

La guida, indirizzata per lo più ai non esperti delle tematiche trattate, ha il duplice obiettivo di rendere la SNT di più facile comprensione da parte di un pubblico non esperto, nonché di agevolarne la riproduzione.

AdA

Scarica le linee guida

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Rifiuti elettrici, nuove regole per produttori e importatori

Rifiuti elettrici, nuove regole per produttori e importatori

Si estendono a tutti i settori industriali, dalle macchine a controllo numerico a quelle per la climatizzazione e la componentistica elettromeccanica, gli obblighi di gestire a fine vita la raccolta e il trattamento dei prodotti elettrici ed elettronici immessi sul mercato.

L’appuntamento è fissato per il prossimo 15 agosto con l’entrata in vigore delle norme sull’”apertura dello scopo “(Open scope) previste dal Decreto Legislativo 49/2014 che recepisce la Direttiva 2012/19 Ue e introduce una serie di nuove regole per produttori e importatori di apparecchiature elettriche ed elettroniche (Aee). Si allarga così il ventaglio dei prodotti che a fine vita dovranno essere avviati al recupero in quanto Raee (rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche) per effetto dell’Open scope. Norme che si applicano alle Aee previste nelle sei categorie dello scopo (si veda le voci accanto) «salvo quelle espressamente escluse».

Dal primo gennaio 2018 la direttiva si applica agli inverter, i gruppi di continuità (Ups), i contatori del gas elettronici e gli impianti di citofonia, sicurezza e per il controllo degli accessi che si aggiungono a chiavette Usb, carica batteria, power bank e trasformatori. Per aiutare le aziende a comprendere i nuovi obblighi e modus operandi Anie Confindustria ha preparato una guida che sarà presentata domani presso la sede milanese, che aiuta a comprendere il nuovo quadro normativo. «Il sistema Anie ha accettato in maniera propositiva le norme che rientrano nel perimetro della responsabilità sociale che tutte le imprese devono sviluppare - sottolinea Maria Antonietta Portaluri, direttore generale di Anie Confindustria -. Abbiamo messo a disposizione delle imprese la nostra esperienza acquisita dall’avvio del sistema Raee perché riteniamo fondamentale creare per le aziende un quadro di riferimento stabile, certo e chiaro».

Tra le tante novità c’è il modello dei Raee “dual use”, come pc, stampanti, smartphone e prodotti simili che possono essere impiegati indifferentemente sia dalle famiglie che imprese, industrie ed enti pubblici. La direttiva Ue li colloca esclusivamente nel regime domestico. Si rafforza il ruolo dei sistemi Raee nazionali a cui saranno chiamati a contribuire i produttori e importatori di Aee secondo il principio della responsabilità estesa.

L’Unione ha normato anche il concetto di Aee grandi o piccole adottando come elemento di misura le dimensioni con il modello di un cubo che deve contenere completamente l’apparecchio. Se il lato misura più o meno di 50 centimetri cambia la categoria di riferimento. «Il punto è sicuramente importante, per due ragioni - spiega Edoardo Croci, docente della Bocconi e direttore dello Iefe, centro di ricerca di economia e politica dell’energia e dell’ambiente -. Ci possono essere problemi rendicontazione laddove si dovranno classificare Aee non facilmente comparabili con tale forma e dimensione oltre a complessità operative perchè Raee come i tv con dimensioni sopra e sotto la soglia finiranno in due categorie diverse».

Le esclusioni invece riguardano, tra l’altro, i macchinari e componenti di grandi dimensioni per l’installazione fissa come le linee di produzione con robot e macchine utensili e quelle create su misura dell’impianto che devono essere disinstallate da professionisti o/e hanno un peso superiore alle 44 tonnellate.

Il finanziamento della raccolta dei Raee professionali nuovi, quelli immessi nel mercato dopo ferragosto, è a carico del produttore che dovrà garantire il loro ritiro a fine vita. Per quelli “storici” nel caso di sostituzione sarà il produttore della nuova Aee - su richiesta del proprietario - altrimenti sarà lui a pagare gli oneri di smaltimento.

Produttori e importatori di Aee dovranno iscriversi al Registro nazionale dei soggetti obbligati al finanziamento dei sistemi di gestione e indicare tra le altre cose la categoria e tipologia di Aee e comunicare annualmente le variazioni e il peso dell’immesso nel mercato nei 12 mesi precedenti. Sui beni obbligatoriamente dovrà essere apposta una etichetta con il nome del produttore o il logo o il numero di registrazione al registro nazionale.

L’economia circolare dei Raee il prossimo primo gennaio 2019 vedrà un’altra scadenza chiave: l’aumento del tasso minimo di raccolta. Si dovrà raggiungere almeno il 65% dell’immesso sul mercato nei precedenti tre anni o, in alternativa, all’85% del Raee generati. Un altro progresso verso modelli produttivi e di consumo sempre più sostenibili.

AdA

fonte Sole24Ore 49/18 EN

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Rifiuti: semplificazioni per attività di raccolta di metalli ferrosi e non ferrosi

Rifiuti: semplificazioni per attività di raccolta di metalli ferrosi e non ferrosi

Con Decreto del 1 febbraio 2018 (in G.U. Serie Generale n. 32 dell’8 febbraio 2018) il Ministero dell'Ambiente e della tutela del territorio e del mare detta le modalità semplificate per l'esercizio delle attività di raccolta e trasporto dei rifiuti non pericolosi di metalli ferrosi e non ferrosi.

Previsto dalla Legge n.124/2017 riguarda chi esercita attività di raccolta e trasporto e implica semplificazioni per le modalità di tenuta di diffusione e conservazione del Formulario di identificazione nel caso di raccolta presso più produttori/detentori (allegato A).

In particolare, il DM 1 febbraio 2018 si applica ai soggetti iscritti all'Albo nazionale gestori ambientali e ai soggetti iscritti all'Albo secondo le modalità semplificate di cui all'art. 1, comma 124 della legge 4 agosto 2017, n. 124.

Negli allegati sono riportati il fac-simile del FIR per la raccolta presso più produttori o detentori svolta con lo stesso veicolo e le modalità di compilazione del formulario di identificazione dei rifiuti e annotazione nei registri di carico e scarico.

AdA

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Dall’ARPAT le linee guida per la gestione dei cantieri ai fini della protezione ambientale

Dall’ARPAT le linee guida per la gestione dei cantieri ai fini della protezione ambientale

L’ARPAT, Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana, ha pubblicato le nuove linee guida, aggiornate a gennaio 2018, conteneti indicazioni generali di buona pratica tecnica da adottare al fine di tutelare l'ambiente durante le attività di cantiere e le operazioni di ripristino dei luoghi.

Possono essere utilizzate dai Proponenti nella redazione dei documenti a supporto delle procedure di VIA/Verifica o inserite nell'eventuale capitolato d'appalto, a cui l’Impresa esecutrice dovrà attenersi per lo svolgimento dei lavori.

Gli argomenti trattati riguardano l'impostazione del cantiere e le relative modalità di conduzione, con riferimento alle seguenti tematiche specifiche:

  • inquinamento acustico
  • emissioni in atmosfera,
  • risorse idriche e suolo
  • terre e rocce da scavo
  • depositi e gestione dei materiali
  • rifiuti
  • ripristino dei luoghi.

Gli argomenti vengono trattati con taglio generale, così da essere applicabile in più situazioni, e forniscono indicazioni di massima sugli aspetti che ARPAT ritiene debbano essere trattati nella documentazione e nella gestione dei cantieri di opere sottoposte a VIA/Verifica di assoggettabilità a VIA.

L'edizione 2018 contengono la revisione e l’aggiornamento delle Linee guida alle normative vigenti - in particolare alla nuova disciplina in materia di terre e rocce da scavo - del documento già proposto in passato da ARPAT quale riferimento tecnico nelle procedure di VIA/Verifica di assoggettabilità a VIA.

AdA

Scarica le linee guida

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Contributo Ambientale: nuova guida CONAI

Contributo Ambientale: nuova guida CONAI

CONAI, Consorzio Nazionale Imballaggi, rende nota la pubblicazione della nuova Guida al Contributo Ambientale CONAI 2018 in due parti, la prima dedicata agli Adempimenti, procedure e schemi esemplificativi, l'altra alla Modulistica. Dal 1° gennaio 2018 sono in vigore i nuovi valori delle tre fasce contributive per gli imballaggi in plastica.

Il Contributo Ambientale CONAI rappresenta la forma di finanziamento attraverso la quale CONAI ripartisce tra produttori e utilizzatori il costo per i maggiori oneri della raccolta differenziata, per il riciclaggio e per il recupero dei rifiuti di imballaggi. Tali costi, sulla base di quanto previsto dal D.lgs. 152/06, vengono ripartiti "in proporzione alla quantità totale, al peso e alla tipologia del materiale di imballaggio immessi sul mercato nazionale".

Le norme consortili prevedono che le somme dovute da tutti i Consorziati, Produttori e Utilizzatori, siano sempre prelevate, sulla base di una specifica indicazione in fattura dell'ammontare dovuto sulla base del peso e della tipologia del materiale di imballaggio oggetto della prima cessione.

Per prima cessione si intende il trasferimento, anche temporaneo e a qualunque titolo, nel territorio nazionale:

  • dell'imballaggio finito effettuato dall'"ultimo produttore" al "primo utilizzatore";
  • del materiale di imballaggio effettuato da un "produttore di materia prima (o di semilavorati)" ad un "autoproduttore" che gli risulti o si dichiari tale.

Inoltre, le stesse norme prevedono che i materiali di imballaggio e gli imballaggi importati dall'estero siano soggetti al Contributo Ambientale in quanto il loro utilizzo darà luogo a rifiuti sul territorio nazionale.

AdA

Scarica la Guida all'adesione e all'applicazione del Contributo Ambientale CONAI 2018

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Rinnovabili: dal 2018 obbligo di coprire il 50% dei consumi per edifici nuovi o ristrutturati

Rinnovabili: dal 2018 obbligo di coprire il 50% dei consumi per edifici nuovi o ristrutturati

Scatta da quest’anno l’obbligo di coprire con rinnovabili il 50% dei consumi degli edifici nuovi o sottoposti a ristrutturazioni rilevanti; lo prevede, dopo le proroghe degli scorsi anni, il Decreto Rinnovabili (Decreto Legislativo 3 marzo 2011, n. 28).

Gli impianti di produzione di energia termica degli edifici realizzati o ristrutturati in base a titoli abilitativi presentati dal 1° gennaio 2018 devono essere progettati e realizzati in modo da garantire il contemporaneo rispetto della copertura, tramite il ricorso ad energia prodotta da impianti alimentati da fonti rinnovabili, del 50% dei consumi previsti per l'acqua calda sanitaria e del 50% della somma dei consumi previsti per l'acqua calda sanitaria, il riscaldamento e il raffrescamento.

Gli obblighi, specifica la norma, non possono essere assolti tramite impianti da fonti rinnovabili che producano esclusivamente energia elettrica che a sua volta alimenti dispositivi o impianti per la produzione di acqua calda sanitaria, il riscaldamento e il raffrescamento.

Per i titoli abilitativi richiesti entro il 31 dicembre 2017 resta fermo l’obiettivo di soddisfare con rinnovabili il 35% dei consumi degli impianti termici. Non sono soggetti all'obbligo gli edifici allacciati ad una rete di teleriscaldamento che copra l'intero fabbisogno di calore per il riscaldamento degli ambienti e la fornitura di acqua calda sanitaria.

Per energia da fonti rinnovabili, ai sensi del D.lgs. 28/2011, si intende l'energia proveniente da fonti rinnovabili non fossili, vale a dire energia eolica, solare, aerotermica (accumulata nell'aria ambiente sotto forma di calore), geotermica (immagazzinata sotto forma di calore nella crosta terrestre), idrotermica (immagazzinata nelle acque superficiali sotto forma di calore) e oceanica, idraulica, biomassa, gas di discarica, gas residuati dai processi di depurazione e biogas.

Nel caso in cui, per impossibilità tecniche certificate dal progettista, non sia possibile rispettare la normativa, la norma richiede comunque di ottenere un indice di prestazione energetica complessiva dell'edificio che risulti inferiore rispetto al pertinente indice di prestazione energetica complessiva reso obbligatorio ai sensi del Decreto Legislativo 19 agosto 2005, n. 192.

In caso di utilizzo di pannelli solari termici o fotovoltaici disposti sui tetti degli edifici, la norma prescrive che i componenti siano aderenti o integrati nei tetti, con la stessa inclinazione e lo stesso orientamento della falda.

La potenza elettrica degli impianti alimentati da fonti rinnovabili che devono essere obbligatoriamente installati sopra o all'interno dell'edificio o nelle relative pertinenze, misurata in kW, deve essere calcolata secondo la formula indicata nell'Allegato 3 al D.lgs. 28/2011.

Nei centri storici l’obbligo è ridotto del 50% o non si applica qualora il progettista dimostri che l’introduzione delle rinnovabili comporti un’alterazione incompatibile con il valore storico e artistico dell’edificio. Negli edifici pubblici, invece, l’obbligo è incrementato del 10%.

AdA

Scarica il Decreto Legislativo 3 marzo 2011, n. 28

Scarica il Decreto Legislativo 19 agosto 2005, n. 192

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La relazione AIA perde la bussola

La relazione AIA perde la bussola

Le nuove istanze di Autorizzazioni Integrate Ambientali (AIA) rischiano di rallentare dopo la bocciatura del decreto con le istruzioni per le relazioni di riferimento. Il Tar Lazio, con la sentenza 11452 pronunciata lo scorso 20 novembre ha infatti annullato il decreto del ministero dell’Ambiente (Dm 272/2014) che dettava le modalità di redazione della relazione di riferimento, ossia il documento che i gestori degli impianti soggetti ad autorizzazione integrata ambientale devono predisporre prima di mettere in esercizio l’impianto che utilizza sostanze pericolose o in fase antecedente al primo aggiornamento dell’Aia.

Lo strumento della relazione di riferimento nasce, prima a livello comunitario e poi nazionale, per assicurare l’assenza di contaminazioni nel suolo e nelle acque sotterranee. È un documento di raffronto tra la situazione esistente nel momento in cui si avvia l’attività di uno stabilimento (o quando essa è già pienamente operativa) e la situazione esistente al momento della dismissione dell’impianto.

La relazione di riferimento, quindi, fotografa lo stato del sottosuolo in un dato momento storico e, nelle intenzioni del legislatore, questa fotografia servirà quando l’installazione produttiva smetterà di operare. In quel momento, infatti, graverà sul gestore l’obbligo di verificare se le operazioni industriali hanno causato un deterioramento delle condizioni del sottosuolo. Per la verifica, il parametro di riferimento sarà costituito, appunto, dalla situazione fotografata (anni prima) dalla relazione di riferimento.

Va da sé che se il raffronto determina un peggioramento della qualità di suolo e acque, il gestore deve compiere le attività necessarie per «rimediare a tale inquinamento». Scattano così molte questioni interpretative sull’intreccio logico e giuridico che sussiste tra obbligo di rimessa in pristino che nasce dal raffronto con la relazione di riferimento e l’obbligo di bonifica previsto dal Codice dell’ambiente. Ma la sentenza del Tar Lazio pone un problema diverso, più imminente e pratico: come redigere la relazione di riferimento ora che il decreto ministeriale 272/2014 è stato annullato.

L’obbligo di redigere la relazione di riferimento è un adempimento abbastanza recente: è stato introdotto nell’ordinamento italiano dal D.Lgs. 46/2014, ossia il decreto che ha sostanzialmente riscritto la sezione del Codice dell’ambiente dedicata agli impianti in Aia, che come molte norme nazionali, trova la sua genesi nell’ordinamento comunitario (e, in particolare, nella direttiva 2010/75/Ue).

Il Codice dell’ambiente ha, quindi, indicato i casi in cui l’obbligo della relazione scatta ma ha anche stabilito che le modalità per predisporre la relazione di riferimento, con particolare riguardo alle metodiche di indagine ed alle sostanze pericolose da ricercare per gli impianti ricadenti in Aia, fossero disciplinate da un decreto del ministro dell’Ambiente.

In virtù di questa delega (contenuta nel comma 9-sexies dell’articolo 29-sexies del Codice dell’ambiente) il ministero aveva varato il Dm 272/2014 che completava il quadro normativo sulla relazione con questi obiettivi:

  • introduzione di una verifica preliminare per la sussistenza dell’obbligo della relazione;
  • definizione dei tempi per la presentazione della relazione;
  • indicazione dei contenuti minimi e dei criteri per la caratterizzazione di suolo e acque.

Il Tar Lazio ha annullato il decreto ritenendo che sia stato approvato con un procedimento di formazione non corretto: secondo i giudici avrebbe dovuto essere sottoposto al Consiglio di Stato, alla Corte dei Conti e pubblicato per intero. Ora, in assenza del Dm 272, e fino a quando il ministero dell’Ambiente non provvederà con un nuovo decreto, restano da trovare nuove basi e metodologie per predisporre il documento.

Un contributo ai tecnici che redigeranno la relazione potrà sicuramente venire dalle linee guida della Commissione europea 2014/C 136/01, che identificano otto fasi per la redazione della relazione e su cui lo stesso ministero dell’Ambiente ha fondato buona parte della costruzione del Dm 272/2014: entrambi i documenti, infatti, prevedono la fase della verifica della sussistenza dell’obbligo di relazione, e richiedono che le indagini siano puntuali e affidabili. Tuttavia il decreto presentava un maggiore grado di dettaglio, nell’indicazione della strategia di investigazione e dei campioni da selezionare, rispetto alle linee guida.

A ciò si aggiunga che le linee guida non hanno natura cogente nell’ordinamento italiano (il punto 2 delle linee guida infatti indica che: «Scopo delle presenti linee guida è chiarire concretamente il testo e la finalità della direttiva, per consentirne un’attuazione uniforme da parte degli Stati membri»).

In questo contesto, quindi, è immaginabile un periodo di impasse in cui operatori e Pa potrebbero rallentare le istruttorie delle istanze di nuove Aia o di rinnovo proprio a causa dell’incertezza con cui redigere la relazione di riferimento.

AdA

fonte Sole24Ore CC

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Premio EMAS Italia 2018: pubblicazione del bando di partecipazione

Premio EMAS Italia 2018: pubblicazione del bando di partecipazione

Il Comitato per l’Ecolabel e l’Ecoaudit e l’ISPRA, in occasione delle celebrazioni per i venti anni di EMAS in Italia, anche quest’anno intendono dare riconoscimento e visibilità alle organizzazioni registrate EMAS premiando quelle che hanno meglio interpretato ed applicato i principi ispiratori dello schema europeo: a tal fine anche per il 2018 viene indetto il concorso per l’assegnazione del Premio EMAS Italia, importante iniziativa a livello nazionale nell’ambito della comunicazione ambientale.

L’impegno in ambito EMAS, in tal senso, verrà valorizzato sia in termini di comunicazione sia in termini di efficacia delle azioni volte al coinvolgimento di tutte le parti interessate ed è per questo che verranno premiate quelle realtà che sono riuscite a raggiungere i migliori risultati nell’efficacia della comunicazione e sono riusciti a organizzare iniziative che hanno ottenuto un efficace coinvolgimento di tutti i destinatari cui erano dirette.

È possibile candidarsi al Premio EMAS Italia 2018 per tre categorie di partecipazione:

  • CATEGORIA 1 - Dichiarazione ambientale comunicativamente più efficace
  • CATEGORIA 2 - Iniziativa promozionale o evento in ambito EMAS che abbia coinvolto in maniera più efficace i propri destinatari
  • CATEGORIA 3 - Contenuto multimediale comunicativamente più efficace

Tutte le informazioni concernenti ammissibilità, validità della partecipazione, motivi di esclusione, categorie dei premi e criteri di valutazione sono contenute all’interno del Bando di concorso. Il termine ultimo per la presentazione delle domande di partecipazione, da compilare e inoltrare secondo le modalità indicate nel bando, scade improrogabilmente il 23 marzo 2018.

AdA

Scarica il bando di concorso

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Albo Nazionale Gestori Ambientali: indicazioni in caso di non regolarità contributiva

Albo Nazionale Gestori Ambientali: indicazioni in caso di non regolarità contributiva

Tra i requisiti previsti per il rilascio ed il mantenimento dell'iscrizione all'Albo Nazionale Gestori Ambientali, vi è anche il regolare pagamento dei contributi previdenziali ed assistenziali.

Tale requisito viene verificato direttamente dalla competente Sezione Regionale / Provinciale dell'Albo, tramite la verifica telematica presso l'INPS utilizzando il servizio "Durc On Line". Se da tale verifica emergono irregolarità contributive, il soggetto interessato viene invitato a regolarizzarsi entro 15 giorni, e l'intero procedimento deve concludersi entro 30 giorni dalla prima richiesta di verifica della regolarità contributiva.

Con la circolare n. 31 dell’8 gennaio 2018, il Comitato Nazionale dell'Albo ha ribadito che nel caso in cui dopo i suddetti 30 giorni il sistema telematico non riporti un esito positivo della procedura di regolarizzazione, le Sezioni dovranno provvedere al diniego dell'iscrizione e, in caso di imprese già iscritte, sarà avviato il procedimento di cancellazione.

AdA

Scarica la Circolare del Comitato Nazionale dell'Albo Gestori Ambientali prot. n. 31 del 08/01/18

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Tracciabilità rifiuti (Sistri). Prorogate le sanzioni ridotte per la mancata iscrizione e l’omesso versamento

Tracciabilità rifiuti (Sistri). Prorogate le sanzioni ridotte per la mancata iscrizione e l’omesso versamento

I commi 1134 e 1135 dell’unico articolo della legge di Bilancio per il 2018 ridisegnano la tracciabilità dei rifiuti. Il primo reca la ormai consueta “proroga Sistri” di fine anno; il secondo conferisce dignità informatica al formulario e al registro cartacei e delega il ministero dell’Ambiente a individuare le procedure di recupero dei contributi Sistri dovuti e non pagati.

In ordine alla cosiddetta “proroga Sistri”, il dispositivo agisce sull’articolo 11, commi 3-bis e 9-bis del decreto legge 101/2013 (legge 125/2013) e stabilisce che le sanzioni per la non corretta operatività sul Sistri non saranno applicabili «Fino alla data del subentro nella gestione del servizio da parte del concessionario» individuato mediante gara d’appalto gestita da Consip «e comunque non oltre il 31 dicembre 2018». Restano, invece, operanti e ridotte della metà le sanzioni per la mancata iscrizione e l’omesso versamento del contributo Sistri. Fino ad allora, si applicano i tradizionali obblighi di tracciabilità per formulari, registri e Mud di carta e relative sanzioni. Per gli obbligati, si aggiunge il Sistri fatto di chiavette Usb e black box (distribuite per un totale di 641.746 unità), schede, chiavi di accesso e collegamenti on line sempre interrotti.

A marzo, il Tar del Lazio dovrà pronunciarsi sulla legittimità dell’aggiudicazione della gara per l’affidamento del Sistri. Nonostante il Sistri attuale sia un paradosso, ad oggi, sono circa 78mila le imprese tenute a usarlo. In origine, erano 398.160.

Il Sistri è costato tanto: i “contributi versati dagli utenti” ammontano a 187.251.865 euro. Tanto rumore per nulla. Non basta, l’attuale concessionaria Selex Se.Ma. Spa, come anticipo dei costi di produzione, riceverà 10 milioni di euro anche per il 2018.

Il nuovo comma 1135 aggiunge l’articolo 194-bis al Dlgs 152/2006 (“Codice ambientale”) per semplificare registro e formulario e per recuperare i contributi Sistri non versati. L’informatizzazione delle pratiche burocratiche, consente (e non obbliga) la semplice tenuta digitale di registri e formulari.

Il ministero dell’Ambiente può emanare un decreto che predisponga il formato. Dal 1° gennaio 2018 la quarta copia del formulario può essere trasmessa anche mediante Pec. Fatta salva questa trasmissione, si ritiene che il decreto sia necessario e che, fino ad allora, chi sceglie il digitale non possa ancora rinunciare alla carta. Il tutto vale anche per i soggetti non tenuti a Sistri.

Sul fronte del contributo Sistri, è dichiara la prescrizione decennale e il ministero dell’Ambiente disciplinerà le seguenti possibili procedure per sanare il pagamento:

  • sollecito di pagamento, prima della riscossione coatta del credito;
  • compensazione dei crediti a titolo di rimborso con quanto dovuto a titolo di contributo;
  • semplificazioni per regolarizzare la posizione contributiva, fino all’annualità in corso alla data del 1° gennaio 2018, mediante ravvedimento operoso, acquiescenza o accertamento concordato;
  • strumenti di conciliazione giudiziale per accordi, in sede processuale, tra Ministero e imprese per pagare o rimborsare.

Le procedure estinguono la sanzione e non comportano il pagamento di interessi. Insomma: se non si paga subito, si pagherà, forse, dopo e senza aggravio. Intanto il Dpcm 28 dicembre 2017 (pubblicato nella Gazzetta ufficiale del 30 dicembre 2017) contiene la nuova modulistica per il Mud (Modello unico di dichiarazione ambientale) da inviare entro il 30 aprile 2018.

Per il Modello rifiuti semplificato scompare la carta e potrà essere presentato solo accedendo al sito mudsemplificato.ecocerved.it. I soggetti autorizzati per il recupero (anche semplificato) o lo smaltimento di rifiuti, con la scheda scheda Sa-Aut, dovranno fornire informazioni sulle autorizzazioni: tipo di atto, ente che lo ha rilasciato, data di rilascio e scadenza, operazioni assentite e capacità complessiva autorizzata.

AdA

fonte Sole24Ore 4/18 PF

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