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etica e businessL’attenzione alla responsabilità sociale d’impresa sta crescendo d’intensità sotto diversi profili. Da parte delle aziende, negli ultimi anni, sono sensibilmente aumentati gli investimenti, passati a oltre un miliardo e 100 milioni nel nostro Paese, a fronte dei 450 milioni del 2001. Sul piano legislativo l’anno in corso ha visto la nascita della figura giuridica della benefit corporation, mentre sono attesi a breve il decreto delegato d’attuazione della riforma del Terzo settore in materia di impresa sociale e il decreto legislativo di recepimento della direttiva comunitaria 95/2014, che prevede, per le società quotate e i grandi gruppi, l’obbligo di rendicontazione delle informazioni non finanziarie.

Il mondo accademico e dell’alta formazione, che svolge una naturale funzione di ponte tra la sfera educativa e quella del lavoro, non poteva certamente rimanere estraneo al trend. Si può dire, anzi, che lo abbia per tempo intercettato, alimentato e sostenuto. A tutt’oggi, nelle università italiane, sono attivi ben 122 corsi d’insegnamento che afferiscono alla disciplina della Csr. Questo, almeno, il numero censito dall’Osservatorio Socialis di Roma, che nei mesi scorsi ha condotto una rilevazione a tappeto sugli atenei italiani. Con esiti, peraltro, suscettibili di ulteriori arrotondamenti al rialzo, in quanto non tutte le sedi universitarie sono state raggiunte dall’indagine.

«Sono numeri importanti – commenta Roberto Orsi, direttore dell’Osservatorio e promotore della ricerca – che attestano una crescente attenzione all’etica, alla sostenibilità, alle persone, al territorio. Uno spirito che, però, deve essere alimentato da un corrispondente impegno concreto delle istituzioni, alle quali è delegata la responsabilità più importante: far crescere il lavoro per i giovani nel nostro Paese».

Un ulteriore riscontro è offerto dal successo del premio nazionale per tesi di laurea sulla Csr, organizzato dallo stesso Osservatorio Socialis e giunto quest’anno alla quattordicesima edizione. «Abbiamo ricevuto 850 elaborati – afferma Orsi - a conferma di un elevato interesse alle possibili applicazioni di questi temi, considerati strategici per lo sviluppo della nostra economia».

Resta da verificare se e in quale misura il mondo del lavoro stia a sua volta offrendo sbocchi a tale crescente interesse. Per Fulvio Rossi, presidente di Csr Manager network, l’organizzazione che riunisce i responsabili della funzione Csr nelle imprese italiane e che ha festeggiato il decennale il 1° dicembre scorso, «la sensibilità sulla materia è decisamente aumentata e, se è corretto affermare che le università fanno sul serio nella formazione, altrettanto si può dire per le aziende, soprattutto di grandi dimensioni. Il punto, però, è che la “specializzazione” in responsabilità sociale o sostenibilità non può essere intesa come sostitutiva di una buona preparazione di base. È un fattore aggiuntivo di valorizzazione di un curriculum, ma per entrare in azienda servono pur sempre i fondamentali».

Avvertenza meno banale di quanto si possa immaginare perché, in un contesto sempre più orientato a crescenti livelli di specializzazione, sono spesso le buone basi a fare la differenza, anche in termini di attitudine all’innovazione e alla flessibilità. Lo conferma il fatto che, tra quanti hanno già avuto l’opportunità di tradurre il bagaglio formativo in esperienze di lavoro, le gestione dell’area Csr si sta rivelando mediamente una funzione di passaggio verso profili di carriera ulteriormente elevati, nel risk management piuttosto che nella revisione o nell’alta dirigenza.

Anche dal mondo degli head hunter, che solo da un decennio a questa parte hanno avviato la copertura di questo specifico profilo professionale, su mandato per lo più di grandi aziende o multinazionali, giunge conferma che le competenze in Csr e sostenibilità sono un buon viatico per posizioni dirigenziali, soprattutto se corroborate da master ben accreditati o da precedenti esperienze in materia. L’abitudine a considerare gli aspetti non finanziari e di sostenibilità del business, insomma, sta contagiando e permeando tutte le funzioni aziendali e questa, in fondo, è la migliore risposta che possa giungere al mondo accademico, fortemente impegnato a implementare l’offerta formativa sulla responsabilità sociale.

AdA

fonte ilsole24ore 327/16 E.S.

progettazionePer essere considerate idonee a partecipare alle gare di progettazione, le società dovranno iscriversi al casellario delle società di ingegneria e professionali. Almeno finché l’Autorità nazionale anticorruzione non avrà messo a punto il sistema informatico per la comunicazione dei requisiti. La spiegazione è arrivata con il comunicato 22 marzo 2017, diffuso nei giorni scorsi dall’Anac.
 
Il 28 febbraio scorso sono entrati in vigore i requisiti per la partecipazione alle gare di progettazione, previsti dal DM 263/2016, attuativo del Codice Appalti.

Oltre ai titoli di studio necessari per i professionisti, il decreto prevede che società di professionisti, società di ingegneria, raggruppamenti temporanei di professionisti e consorzi stabili di società di professionisti comunichino all’Anac una serie di informazioni:

  • l’atto costitutivo entro trenta giorni dall’adozione;
  • l’organigramma entro dieci giorni;
  • il fatturato speciale entro trenta giorni dall’approvazione dei bilanci;
  • la delibera di nomina del direttore tecnico entro cinque giorni dall’adozione.

Tutti i dati confluiscono nel casellario informatico dell’Anac e costituiscono una banca dati utilizzabile per eventuali verifiche.

Dato che molte società in questo periodo hanno chiesto all’Anac come fare per inviare le comunicazioni, col comunicato del 22 marzo l’Anticorruzione ha spiegato che sta mettendo a punto il sistema informatico dedicato. Nel frattempo, l’obbligo sarà considerato soddisfatto attraverso l’iscrizione al casellario delle società di ingegneria e professionali, utilizzando il modulo allegato al comunicato.

AdA

gppIl Governo intende apportare modifiche significative al Codice Appalti (D.lgs. 50/2016), attraverso un Decreto correttivo la cui bozza è stata in consultazione pubblica fino allo scorso 22 febbraio 2017.

Nel quadro delle molteplici prossime rifiniture al Codice Appalti, già peraltro modificato nel 2016 con interessanti novità anche in materia di "Appalti Verdi" (Acquisti Verdi della PA - GPP), si segnala l’Articolo 38 del Decreto correttivo che interviene sull’Articolo 93 del Codice Appalti (“Garanzie per la partecipazione alla procedura”), con alcune modifiche di interesse per gli Operatori economici che hanno operato in direzione del contrasto ai cambiamenti climatici.

Viene infatti introdotta la cumulabilità della riduzione degli importi fideiussori per chi si dota di un Inventario delle emissioni di gas serra (certificato conforme alla ISO 14064-1) o di una Carbon footprint di prodotto (certificata conforme alla ISO/TS 14067) con le riduzioni di cui ai punti precedenti dell’art. 93. Si consideri che l’iter di approvazione di queste modifiche dovrebbe essere realizzato nell’arco di due mesi circa.

Secondo l’attuale schema di cui si è conclusa la consultazione, quindi, nel caso in cui le Aziende appaltatrici abbiano specifiche certificazioni (rilasciate da Enti o Laboratori accreditati) potranno quindi ricevere agevolazioni dalle stazioni appaltanti in termini di riduzione fideiussoria secondo le seguenti %, che in questa ipotesi normativa saranno tra loro cumulabili (con le restrizioni di cui a seguito):

  • Operatore economico con Sistema di Gestione della Qualità certificato (ex ISO 9001): riduzione fideiussione del 50%;
  • Operatore economico con registrazione al sistema comunitario di ecogestione e audit (EMAS): riduzione fideiussione del 30% (oppure, in alternativa) Operatore economico con Sistema di Gestione Ambientale certificato (ex ISO 14001): riduzione fideiussione del 20%;
  • nel caso di contratti relativi a servizi o forniture, qualora per almeno il 50% del valore dei beni e servizi oggetto del contratto stesso siano forniti prodotti Ecolabel UE (il marchio di qualità ecologica dell'Unione Europea sensi del regolamento (CE) n. 66/2010 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 novembre 2009): riduzione fideiussione del 20%;
  • Operatori economici che sviluppano un inventario di gas ad effetto serra ai sensi della norma UNI EN ISO 14064?1 o una carbon footprint di prodotto ai sensi della norma UNI ISO/TS 14067: riduzione fideiussione del 15%.

Secondo lo schema di decreto, tali riduzioni fideiussorie sono cumulabili e, in tale caso di cumulo, la riduzione successiva deve essere calcolata sull’importo residuale rispetto alla riduzione precedente.

Nei contratti di servizi e forniture si conferma invece non cumulabile con le voci precedenti la riduzione fideiussoria del 30% per gli operatori economici in possesso del rating di legalità, o in possesso della attestazione del Modello Organizzativo (MOG) conforme al D.Lgs. 231/2001, o di certificazione Social Accountability 8000, o di certificazione del Sistema di Gestione a tutela della Sicurezza e della salute dei Lavoratori (SGSL, ex OHSAS 18001), o di certificazione UNI CEI EN ISO 50001 riguardante il Sistema di Gestione dell'Energia, o di qualifica UNI CEI 11352 riguardante la certificazione di operatività in qualità di ESCO (Energy Service Company) per l'offerta qualitativa dei servizi energetici e per gli operatori economici in possesso della certificazione ISO 27001 riguardante il Sistema di Gestione della Sicurezza delle Informazioni.

AdA

fonte Reteclima

Guida-redazione-bandi-cnappcIl CNAPPC, con l’obiettivo di supportare le Stazioni Appaltanti nella predisposizione dei documenti di gara, in linea con le disposizioni di cui al nuovo codice dei contratti (D.Lgs.50/2016) e con le relative Linee Guida dell’ANAC, ha redatto una Guida alla redazione dei Bandi da adottare nei Concorsi di Idee e di Progettazione e nelle procedure di affidamento dei Servizi di Architettura e Ingegneria, in relazione all’importo stimato del corrispettivo ed alla tipologia delle opere da realizzare.
La Guida contiene gli schemi degli stessi bandi, che le stazioni appaltanti potranno utilizzare in relazione alle varie tipologie di affidamenti, nel rispetto del nuovo Codice dei Contratti e delle Linee Guida emanate dall’ANAC.
La Guida riserva particolare attenzione ai bandi per i concorsi di progettazione, che le amministrazioni aggiudicatrici potranno adottare utilizzando un’apposita piattaforma informatica che il CNAPPC metterà gratuitamente a disposizione delle stazioni appaltanti che intendano bandire concorsi per l’affidamento di servizi di architettura e ingegneria.
L’obiettivo prioritario è quello di promuovere la procedura del concorso quale strumento ideale per selezionare il miglior progetto ed il professionista da incaricare per le fasi successive della progettazione.
Tutto ciò consentirà non solo di garantire una maggiore qualità del progetto, ma anche di snellire le procedure e di ridurre notevolmente i costi ed i tempi per l’organizzazione di un concorso anche rispetto agli affidamenti con l’offerta economicamente più vantaggiosa, che impongono tempi notevolmente più lunghi, spesso incompatibili con la partecipazione a bandi finanziati con fondi europei.

Documenti collegati

mb

Fonte: CNAPPC

anacL'Autorità anticorruzione ha pubblicato sul suo sito web le Linee guida n. 7, di attuazione del D.Lgs. 18 aprile 2016, n. 50, recanti «Linee Guida per l’iscrizione nell’Elenco delle amministrazioni aggiudicatrici e degli enti aggiudicatori che operano mediante affidamenti diretti nei confronti di proprie società in house previsto dall’art. 192 del d.lgs. 50/2016», adottate con la Determinazione n. 235 del 15 febbraio 2017.

Le Linee guida n. 7 definitive sono state pubblicate anche nella Gazzetta Ufficiale Serie Generale n.61 del 14 marzo 2017.

Nell’adunanza del 30 novembre 2016, il Consiglio dell’Anac ha deliberato di avviare la consultazione on-line relativa allo schema di Linee guida al fine di acquisire osservazioni e commenti da parte degli operatori del mercato.

Nel corso della consultazione, che si è svolta nel periodo 5 dicembre – 20 dicembre 2016, sono pervenuti all’Autorità contributi da parte di 14 soggetti (n. 7 Amministrazioni pubbliche, n. 4 associazioni di categoria, n. 1 dipendente pubblico, n. 1 libero professionista, n. 1 altri soggetti).

All’esito dell’esame dei contributi pervenuti, l’Autorità ha integrato e modificato lo schema di Linee guida alla luce delle osservazioni ricevute. Il testo del documento è stato trasmesso al Consiglio di Stato per l’acquisizione del relativo parere. Con atto n. 282/2017 del 1/2/2017 (affare n. 1/2017) il Consiglio di Stato ha reso il parere sullo schema di Linee guida. Nella redazione del testo finale dell’atto l’Anac ha recepito le osservazioni formulate dal Supremo Consesso.

AdA

Scarica le Linee Guida ANAC n. 7

Mercoledì, 01 Marzo 2017 14:42

Codice Appalti: deroghe per il G7

Scritto da

appaltiApprovato in via definitiva dal Senato il disegno di legge “Mezzogiorno” che prevede deroghe al Codice Appalti per il G7 di Taormina ed anche finanziamenti per Matera 2019 e credito di imposta per gli investimenti delle imprese.

Codice Appalti. Le gare d’appalto inerenti al G7 di Taormina potranno derogare al Codice Appalti (D.lgs. 50/2016) in presenza di condizioni di urgenza. In questo caso, lavori servizi e forniture potranno essere affidati senza bando, ma ricorrendo alla procedura negoziata con invito ad almeno cinque operatori. La deroga non varrà quindi per tutte le gare, ma solo per quelle per cui sia effettivamente provata l’urgenza.

Credito di imposta per l’acquisto di beni strumentali nuovi. L’acquisto di macchinari, impianti e attrezzature, effettuato fino al 31 dicembre 2019, nelle imprese di Basilicata, Calabria, Puglia, Sicilia, Sardegna, Molise e Abruzzo potrà usufruire di un credito di imposta pari al 25% nelle grandi imprese, al 35% nelle medie imprese e al 45% nelle piccole aziende. Ad ogni progetto di investimento potranno essere erogati al massimo 3 milioni di euro per le piccole imprese, 10 milioni di euro per le medie imprese e 15 milioni di euro per le grandi imprese.

Matera 2019. Viene istituito il programma “Magna Grecia” per il finanziamento di specifici progetti che valorizzino il ruolo di Matera quale città porta verso il Mediterraneo e capitale della cultura nel 2019. Il progetto potrà contare su 1,2 milioni di euro. Sarà infatti creato un Fondo presso il ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo (Mibact) con una dotazione di 400mila euro per ciascuno degli anni 2017, 2018 e 2019. Il programma mira alla nascita di un sistema culturale integrato attraverso la valorizzazione di aree archeologiche, strutture storiche, componenti artistiche, contesti urbanistico-architettonici, naturalistici, paesaggistici e ambientali e favorendo, nel contempo, lo sviluppo della costa ionica e dei comuni contermini.

Adeguamento dei sistemi idrici e fognari. Sarà nominato un commissario unico per la realizzazione, nel minor tempo possibile, degli interventi di adeguamento dei sistemi di collettamento, fognatura e depurazione, come previsto dalle procedure di infrazione europee 2004/2034 e 2009/2034. Il commissario unico si avvarrà di una segreteria tecnica composta al massimo da sei membri, nominati con decreto del Ministro dell'ambiente e scelti tra soggetti dotati di comprovata pluriennale esperienza tecnico-scientifica nel settore dell'ingegneria idraulica e del ciclo delle acque. Per il pagamento delle indennità dei tecnici è prevista una spesa massima di 300mila euro annui, da ripartire per il numero dei componenti.

AdA

report aziende sg dicembre 2016Pubblicato l'aggiornamento a dicembre 2016 del documento “Monitoraggio delle imprese certificate” nei principali sistemi gestionali, realizzato dal Consorzio Promos Ricerche nell’ambito del Programma di “Sensibilizzazione delle PMI per l’implementazione di sistemi orientati alla promozione della Responsabilità Sociale delle Imprese (RSI)”.

Le iniziative di Responsabilità Sociale delle Imprese devono basarsi su un approccio «volontario, da parte delle organizzazioni, delle preoccupazioni sociali e ambientali nelle loro operazioni commerciali e nei loro rapporti con tutte le parti interessate» (Commissione delle comunità europee, Libro Verde, Bruxelles lug. 2001).

Operare in modo socialmente responsabile significa, per qualsiasi organizzazione, tenere conto delle ricadute della propria condotta nei confronti dell'ambiente e nei rapporti con gli “stakeholders” (portatori d’interesse) quali il personale, la comunità locale, i partner commerciali, i clienti, le istituzioni e l’ambiente.

I principali sistemi di gestione analizzati nel presente documento riguardano, oltre alla Responsabilità sociale (SA 8000), la Qualità (ISO 9001), l’Ambiente (ISO 14001) e la Sicurezza e Salute del Lavoro (OHASA 18001).

Tale informativa rappresenta un indice di sostenibilità del tessuto produttivo dell’intera provincia, in quanto riporta l’attenzione che le imprese riservano alle problematiche inerenti alla salute e sicurezza dei lavoratori, ma anche alla garanzia delle produzioni e del loro impatto sull’ambiente e, quindi, più in generale alla responsabilità sociale delle imprese.

AdA

Scarica il documento “Monitoraggio delle imprese certificate - Dicembre 2016”

ratingVolontario e soprattutto esteso al mondo dei servizi e delle forniture, che oggi invece verrebbero tagliati fuori, lasciando senza strumenti di valutazione un mercato presidiato da decine di migliaia di imprese. Sono le due richieste principali alla base dell’atto di segnalazione con cui l’Autorità Anticorruzione chiede al Governo di modificare il meccanismo del rating di impresa, previsto dalla riforma degli appalti entrata in vigore lo scorso 19 aprile. La segnalazione, inviata ieri, intercetta un momento decisivo per l’attuazione del nuovo codice. Attraverso la cabina di regia insediata a Palazzo Chigi, il Governo sta lavorando proprio in questi giorni al decreto correttivo: il “tagliando” da effettuare entro un anno dalla riforma per correggere le (non poche) criticità riscontrate dal mercato durante i primi mesi di applicazione.

Come segnala il presidente Raffaele Cantone, l’Anac resta ancora convinta che il rating di impresa, destinato a valutare la “reputazione” di chi partecipa al mercato degli appalti pubblici, resta uno strumento fondamentale per promuovere la «performance contrattuale». L’obiettivo è quello di prevenire «i rischi di cattiva esecuzione» delle opere. «Una svolta epocale per i contratti pubblici», scrive l’Authority nella segnalazione. Capace addirittura da fare del sistema italiano «una best practice» internazionale.

Non è un mistero però che i tentativi di mettere in piedi il rating finora non siano stati coronati dal successo. Una prima bozza di linee guida, varata dall’Autorità la scorsa estate, è stata messa in consultazione e poi subito ritirata. Un secondo passaggio con gli operatori, effettuato a fine settembre, non è bastato a superare i rilievi legati in particolare ai rischi di limitazione della concorrenza, di sovrapposizione con il sistema di qualificazione dei costruttori già in vigore, oltre al pericoloso “intreccio” con il rating di legalità rilasciato dall’Antitrust. Ma non si tratta solo di questo.

Nella segnalazione l’Anac contesta innanzitutto la scelta di limitare l’applicazione del rating alle imprese che lavorano nei cantieri pubblici, mettendo in fuorigioco i fornitori e le società che offrono servizi. «Una limitazione irragionevole», sottolinea l’Anticorruzione, considerando la dimensione dei due mercati e le «numerose criticità riscontrate nel tempo proprio in ordine alla qualità dei relativi affidamenti». La seconda obiezione riguarda la decisione di farne un requisito obbligatorio ai fini della qualificazione. Soprattutto in un sistema, come quello dei lavori pubblici, in cui già esiste un meccanismo di abilitazione al mercato «basato su elementi certi e determinati». La conseguenza, considerando che così facendo il rating verrebbe utilizzato solo per i lavori sopra i 150mila euro (dove vige l’obbligo di qualificazione Soa), sarebbe quello di applicare il sistema a «un numero limitato di casi». Di qui la richiesta di applicare il rating su base volontaria, valutando solo chi lo chiede, tanto nei lavori che nel campo di servizi e forniture. In questo modo, è la tesi dell’Anac, il rating potrebbe essere usato come criterio premiale nella valutazione delle offerte. Superando anche le obiezioni, sollevate in passato dalla Corte Ue, sul divieto di utilizzare criteri soggettivi tra i parametri di valutazione delle proposte. Ora infatti le direttive ammettono di prendere in esame «le qualifiche e l’esperienza del personale incaricato di eseguire l’appalto».

Da risolvere anche la questione (di non poco conto) relativa al curriculum maturato negli anni dalle imprese. Per come è strutturato ora, ricostruisce l’Anac, un rating obbligatorio dovrebbe essere applicato soltanto a partire dall’entrata in vigore del nuovo codice «con l’inevitabile risvolto di un azzeramento della storia professionale» dei costruttori. Di qui la richiesta di prevedere un meccanismo alternativo, magari attribuendo «rilievo positivo all’assenza di elementi con valore penalizzante per il futuro (assenza di contenzioso meramente pretestuoso, di risoluzioni contrattuali per inadempimento, di penali oltre una certa soglia)».

AdA

Fonte Sole24Ore 33/17 Mau.S.

BIL SOCIALESocietà quotate, banche e assicurazioni da quest’anno devono redigere un “bilancio sociale” - letteralmente la norma parla di una «Dichiarazione individuale di carattere non finanziario» - che riveli i comportamenti dell’azienda su molteplici aspetti. Si va dal rispetto del personale e dei diritti umani, alla lotta contro la corruzione attiva e passiva, dall’utilizzo delle risorse energetiche alle emissioni di gas e di altri inquinanti.
Il decreto che prevede quest'obbligo è il Dlgs 254 del 30 dicembre 2016, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale numero 7 del 10 gennaio 2017 ; decreto che recepisce la direttiva europea 2014/95/UE. La nuova norma risponde alla necessità di portare la trasparenza delle informazioni sociali e ambientali fornite dalle imprese di tutti i settori a un livello elevato comparabile in tutti gli Stati membri.
Il nuovo obbligo riguarda gli «enti di interesse pubblico» ex Dlgs 39/2010, e quindi quotate, banche e assicurazioni, che siano di «grandi dimensioni» e cioè: con un numero di dipendenti medio annuo superiori a 500, un totale attivo superiore a 20 milioni di euro e un totale dei ricavi netti superiore a 40 milioni.
La dichiarazione individuale di carattere non finanziario può essere compilata anche su base volontaria, in questo caso se la revisione è svolta dal Collegio sindacale la “Dichiarazione” deve essere avallata da un revisore terzo. Le aziende possono decidere di compilare il cosiddetto bilancio etico perché è indicativo di una filosofia abbracciata dall’azienda e ha un impatto reputazionale che sta assumendo un’importanza crescente nel mercato.
Sono molto alte le sanzioni a carico di amministratori ed organi di controllo nel caso in cui non siano effettuati correttamente e tempestivamente gli adempimenti obbligatori, il cui accertamento ed irrogazione è di competenza della Consob. Per gli amministratori che omettono di depositare al Registro delle imprese la dichiarazione individuale o consolidata di carattere non finanziario la sanzione va da 20.000 100.000 euro. Se provvedono in ritardo, ma entro trenta giorni, la sanzione si riduce di un terzo.
Stessa sanzione se non viene allegata alla “Dichiarazione” l’attestazione specifica di un revisore circa la conformità delle informazioni fornite. La sanzione è ridotta alla metà l’omissione viene fatta nel caso di dichiarazione presentata su base volontaria
Sempre da 20mila a 100mila euro l’ammenda per gli amministratori che depositano la dichiarazione depositata non è redatta in conformità agli articoli 3 e 4. Se però il documento contiene informazioni «non rispondenti al vero» oppure omette «fatti rilevanti» allora la multa per amministratori e componenti dell'organo di controllo va da 50mila a 150mila euro.

Scarica il Dlgs 254 del 30 dicembre 2016

Fonte: Il Sole 24 Ore

RESPPubblicato il dossier, che ha per titolo “Dalla responsabilità sociale delle organizzazioni all’integrità degli individui”, che propone una riflessione su uno dei grandi e più attuali temi della normazione tecnica: lo sviluppo della cultura dell’integrità e della competenza etica degli individui e delle organizzazioni, in un contesto generale di responsabilità e sostenibilità della società.
Il punto di partenza è ovviamente la pubblicazione nel 2010 della norma internazionale UNI ISO 26000 che definisce una guida alla responsabilità sociale. Da qui il discorso si è sviluppato per fornire nuovi e ulteriori strumenti utili a implementare una governance etica, a individuare le priorità materiali, a coinvolgere realmente gli stakeholder e a impostare un fattivo sistema di accountability. Il tema dell’etica, o meglio, della “integrità” degli individui è stato oggetto di studi e sperimentazioni nel mondo dei professionisti-ingegneri.
Sulla responsabilità sociale delle organizzazioni e lo sviluppo dell’integrità etica degli individui la normazione fornisce per la prima volta degli strumenti volontari per la crescita dei valori, ovvero quella dimensione verso la quale l’OCSE (l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) suggerisce di concentrare l'attenzione.
Il dossier traccia un quadro esaustivo dell’attuale stato dell’arte.

mb

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Fonte UNI

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