News - Sicurezza sul Lavoro

News - Sicurezza sul Lavoro (357)

ImmaginePubblicato da INAIL il documento “Impianti di climatizzazione: salute e sicurezza nelle attività di ispezione e bonifica”. La pubblicazione fornisce informazioni utili a prevenire infortuni e malattie professionali correlabili alle attività di ispezione e sanificazione degli impianti di climatizzazione. Promuove inoltre comportamenti sicuri e il corretto utilizzo di attrezzature e dispositivi di protezione.

L’opuscolo, organizzato in schede, permette di identificare tutti i rischi connessi alle singole fasi di lavoro effettuate durante:
• l’ispezione visiva
• l’ispezione tecnica
• la bonifica

Per ogni rischio associato alle diverse fasi, fornisce indicazioni circa i comportamenti, le attrezzature e i dispositivi di protezione da adottare. Inoltre, sono fornite delle schede di sintesi relative ai DPI da utilizzare per ognuna delle fasi di lavoro e una scheda per le emergenze sulla quale annotare nomi e numeri utili da contattare in caso di emergenza.

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incidenti lavoroLa posizione riconosciuta al coordinatore per la progettazione e la esecuzione è solo quella riferita all’alta vigilanza delle lavorazioni, sottesa a gestire il rischio interferenziale e non già a sovraintendere, momento per momento, alla corretta applicazione delle prescrizioni e delle metodiche risultanti dal Piano operativo di sicurezza (Pos), come integrate dal datore di lavoro e filtrate dal Piano di sicurezza e coordinamento (Psc).

Lo ha chiarito la Cassazione nella sentenza n. 34869, depositata il 18 luglio, con la quale ha accolto il ricorso di un Coordinatore contro la sentenza della Corte d’appello di Milano, con la quale questi era stato riconosciuto colpevole di lesioni colpose gravi ai danni di un lavoratore il quale era intento, sul luogo di lavoro, allo smontaggio di pannelli di truciolato mentre si trovava sopra un trabattello con ruote.

Il ricorso è stato accolto sulla base di una carenza di motivazione dei giudici di primo e secondo grado in merito agli obblighi incombenti in capo alla figura del coordinatore per la sicurezza in fase di progettazione e di esecuzione, quale titolare di una funzione di garanzia, nelle gestione del rischio interferenziale ai sensi dell’articolo 92 del dlgs 81/08 (Testo unico sulla salute e sicurezza sui luoghi di lavoro), secondo la previsione dell’articolo 90 dello stesso Tu nella parte in cui prevede la designazione del coordinatore nei cantieri in cui è prevista la presenza di più imprese, anche non contemporanea.

Nella sentenza impugnata, come in quella di primo grado, la Corte ha rilevato che si è mancato di esaminare la questione del rischio interferenziale quale presupposto essenziale per richiamare la norma di riferimento sopra citata per pretendere dal Coordinatore per la sicurezza l’adempimento degli obblighi sullo stesso gravanti.

Le predette sentenze di merito si sono limitate esclusivamente all’attività dei lavoratori di una ditta edile, impegnata alla rimozione di alcune infrastrutture senza minimamente addentrarsi sulla esigenza della gestione di un rischio derivante dalla coesistenza o meno di due o più imprese nello stesso cantiere di lavoro.

Pertanto, sotto il profilo logico-giuridico, è risultata errata, per la Corte , la parte della motivazione della sentenza d’appello la quale impone al coordinatore un controllo e un intervento sulla corretta predisposizione e utilizzazione di uno strumento di lavoro, quale la scala dotata di ruote, nonché sulla verifica della adeguata formazione e informazione dei lavoratori addetti sulle modalità di lavoro. È vero, invece, che in tal modo si sarebbe verificata un’indebita sovrapposizione di distinti piani operativi, confondendo la posizione di garanzia del coordinatore per la sicurezza e l’esecuzione, con quella del datore di lavoro, tenuto primariamente al rispetto di obblighi di formazione e di vigilanza sui lavoratori e di prevenzione dei rischi connessi alla prestazione lavorativa. Diversamente, senza la sussistenza di un rischio da interferenza di lavorazioni riconducibili ad imprese diverse, la sentenza impugnata avrebbe altresì indebitamente ampliato il ruolo e le funzioni del Coordinatore, in particolare quelle relative alla vigilanza in generale sulla configurazione delle lavorazioni. Né, tra l’altro, al Coordinatore, i cui obblighi sono richiamati dal citato articolo 92 del Tu, sono attribuiti compiti relativi al rapporto diretto di questi con i singoli lavoratori, né una seppur minima ingerenza nella gestione giornaliera del cantiere.

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fonte Sole24Ore 191/17 LC

SmartworkAgli smart workers è possibile applicare per analogia la normativa in materia di tutela della sicurezza e salute nei luoghi di lavoro prevista per il telelavoro, tenendo conto però che, a differenza di quest’ultimo, lo smart working non prevede una postazione fissa per l’attività svolta all’esterno dei locali aziendali.

A causa di tale diversità risultano difficilmente attuabili nella loro integralità alcune delle previsioni contenute nell’articolo 3, comma 10, del testo unico sulla sicurezza del lavoro (Dlgs 81/2008):

  • i lavoratori subordinati che effettuano una prestazione continuativa di lavoro a distanza sono soggetti alle disposizioni in materia di videoterminali;
  • il datore di lavoro, le rappresentanze dei lavoratori e le autorità competenti hanno accesso al luogo in cui viene svolto il lavoro al fine di verificare la corretta attuazione della normativa in materia di tutela della salute e sicurezza;
  • il lavoratore può chiedere ispezioni.

Viceversa risultano pienamente applicabili le altre disposizioni previste all’articolo 3, nonché quanto indicato in materia di telelavoro nell’interpello 13/2013 del ministero del Lavoro, in base al quale il datore di lavoro è «tenuto a fornire un’adeguata informazione e formazione nel rispetto di quanto previsto dall’accordo Stato-Regioni del 21 dicembre 2011 e non anche quella specifica per il primo soccorso e antincendio».

Sotto il profilo strettamente assicurativo si ritiene che lo smart working non configura, in genere, la necessità dell’apertura di apposita posizione assicurativa territoriale perché non si tratta di nuovo stabilimento o struttura finalizzati alla produzione di beni o all’erogazione di servizi, dotati di autonomia finanziaria e tecnico funzionale. Si tratta di attività svolta in etero direzione e che pertiene nettamente alla vita propria dell’azienda cui il lavoratore è collegato.

Ciò che muta è solo la formula organizzativa del lavoro. I profili di rischio e la conseguente classificazione tariffaria continuano a operare secondo le regole di sempre. Stessa cosa sotto il profilo della tutela in quanto lo smart worker è un lavoratore che gode delle stesse tutele del dipendente generalmente inteso. Solo,dunque, nel caso in cui la lavorazione svolta dallo smart worker sia nuova rispetto a quelle già presenti in azienda nella Pat (posizione assicurativa territoriale) di riferimento presente negli archivi Inail, dovrà essere aperta una nuova voce di tariffa.

In caso contrario le retribuzioni del lavoratore in questione verranno denunciate, secondo le regole generali, sulla voce di rischio già presente all’interno della Pat.

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fonte Sole24Ore 198/17 ST

call-centerL’Ispettorato nazionale del lavoro, con la circolare 4 del 26 luglio, prende una posizione molto netta sulla «installazione e utilizzazione di strumenti di supporto all’attività operativa ordinaria dei call center». La circolare analizza gli «applicativi software» usati nei call center alla luce della normativa sul controllo a distanza dei lavoratori (articolo 4, legge 300/1970). Anzitutto per determinare se siano o meno «strumenti di lavoro». La distinzione, come si sa, ha un’importanza pratica rilevante: gli strumenti di lavoro non necessitano di accordo sindacale o autorizzazione amministrativa per essere installati; gli altri strumenti, sì.

L’Ispettorato, al riguardo, distingue tra i sistemi di customer relationship management (Crm), che hanno «l’obiettivo di gestire...l’anagrafica del cliente [e] tutti i dati relativi ai rapporti contrattuali in essere con il gestore», e gli «ulteriori software» che registrano disponibilità alla risposta, pause e tempi di evasione della chiamata e quindi consentono il «monitoraggio dell’attività telefonica e della produttività di ciascun operatore di Call Center».

I sistemi Crm, dice la circolare, hanno lo scopo di rendere più efficiente la relazione tra il chiamante e l’operatore: pertanto sono strumenti di lavoro e possono essere installati e usati senza autorizzazione sindacale o amministrativa.

La seconda tipologia di sistemi, invece, non solo non rientrerebbe nella definizione di «strumento di lavoro» ma neppure giustificherebbe il rilascio del provvedimento autorizzativo da parte dell’Ispettorato del lavoro (e quindi nemmeno un accordo sindacale), in quanto non sarebbero ravvisabili imprescindibili e prioritarie esigenze organizzative e produttive che stiano alla base dell'installazione dell'applicativo. Il che significa che sistemi del genere non potrebbero essere installati, pena le sanzioni (amministrative e penali) previste dalla normativa applicabile.

La conclusione dell’Ispettorato lascia piuttosto perplessi, sia per il ragionamento seguito sia per le conseguenze potenzialmente dirompenti che l’applicazione del principio affermato potrebbe provocare. Tutti i call center sono oggi gestiti da software che automaticamente ricevono e smistano le chiamate ai dipendenti in quel momento disponibili, che quindi si sono collegati e non hanno segnalato di essere in pausa. Il sistema inevitabilmente registra presenze, pause e tempi di conversazione, come del resto qualsiasi strumento informatico registra i collegamenti al sistema.

Non si comprende come tale sistema gestionale possa non essere considerato uno strumento di lavoro, trattandosi del sistema attraverso il quale gli addetti rispondono alle chiamate, cioè rendono la prestazione lavorativa loro richiesta. Tantomeno si comprende come possa essere considerato illecito e non autorizzabile, nell’ipotesi in cui non sia ritenuto strumento di lavoro, considerato quantomeno che la visualizzazione della disponibilità o meno dell’operatore è indispensabile per l’instradamento automatico della chiamata e che la registrazione della durata dell’intervento lo è per il controllo della qualità del servizio.

Ciò detto, il tema della tutela della dignità del lavoratore contro controlli “prolungati, costanti, indiscriminati ed invasivi” (o, come talvolta si dice, “anelastici”) in casi del genere certamente esiste, ma va affrontato, nella logica del nuovo articolo 4 dello Statuto, facendo corretta applicazione del comma 3 della norma.

I dati raccolti attraverso gli strumenti che consentono il controllo (di lavoro e non) possono essere utilizzati solo previa adeguata informazione ai lavoratori e nel rispetto dei principi privacy. È a questo livello che si possono eventualmente introdurre correttivi (tecnici o regolamentari) rispetto a controlli anelastici e sproporzionati.

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fonte Sole24Ore 200/17 AB

faq pafNella sessione FAQ sono contenute le risposte a dubbi interpretativi e criticità segnalate dagli utenti del Portale in relazione alla valutazione del rischio da esposizione a CEM - Campi Elettromagnetici negli ambienti di lavoro, a seguito dell’entrata in vigore del D. Lgs. 159/2016.
La sessione, in continuo e costante aggiornamento, contempla le seguenti nuove FAQ aggiornate ad oggi:

  • È opportuno effettuare misurazioni per valutare il rischio CEM in ambienti di lavoro contenenti wi-fi?
  • In quali casi è inutile e/o inappropriato effettuare misurazioni specifiche di esposizione ai fini della valutazione del rischio CEM?
  • Cosa si intende per eventuali effetti a lungo termine dei CEM e perché questi sono esclusi dall’ambito di applicazione del D.lgs 159/2016?

Come deve essere strutturata e che cosa deve riportare la Relazione Tecnica di supporto al documento di valutazione del rischio CEM?

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sostanze svhcECHA aggiorna sull'introduzione di alcune sostanze chimiche nella lista delle candidate per l'autorizzazione per le loro proprietà (estremamente preoccupanti - SVHC) al 7 luglio 2017. In particolare, l'Agenzia ha aggiunto una nuova sostanza molto persistente e molto bioaccumulativa: la PFHxS che appartiene al gruppo delle sostanze per- e polyfluoro-alchiliche (PFASs), già oggetto di regolamentazione; alcune PFASs sono risultate SHVC, per altre sono previste restrizioni o ci sono valutazioni attualmente in corso.

Inoltre, ECHA riferisce l'aggiornamento della voce bisfenolo A (BPA) per includere proprietà deterioranti dell'ambiente endocrino per la salute umana, sulla base di una proposta della Francia ed è stata inclusa nell'elenco delle sostanze candidate a causa della sua tossicità per la riproduzione, già nel mese di gennaio. Ulteriori aggiornamenti, riporta ECHA, riguardano il benzil butilftalato (BBP), il bis (2-etilhexil) ftalato (DEHP), il dibutil ftalato (DBP) e il diisobutil ftalato (DIBP).

ECHA riporta quindi un elenco delle sostanze identificate come SVHC ai sensi dell'articolo 57, lettera f) e candidate all'autorizzazione. Per aumentare la chiarezza e la trasparenza, viene fornita anche una descrizione delle proprietà che provocano gli effetti avversi. Viene dunque sostituita la voce: "livello di preoccupazione equivalente" da una dichiarazione delle proprietà intrinseche rilevanti per l'identificazione ai sensi dell'articolo 57, lettera f), in ciascuna delle voci applicabili.

L'elenco delle sostanze candidate è un elenco di sostanze che possono avere gravi effetti sulla salute umana o sull'ambiente. Tali sostanze sono note anche come "sostanze estremamente preoccupanti". L'obiettivo della pubblicazione di tale elenco è quello di informare il pubblico e l'industria che queste sostanze sono candidate per l'eventuale inserimento nell'elenco delle autorizzazioni. Una volta che si trovano nell'elenco di autorizzazione, le industrie dovranno richiedere l'autorizzazione a continuare a utilizzare la sostanza dopo la data di scadenza.

Le aziende possono avere poi obblighi legali a seguito dell'inserimento di una determinata sostanza nell'elenco dei candidati. Questi obblighi possono applicarsi alla sostanza elencata da sola, in miscele o in articoli. In particolare, qualsiasi fornitore di articoli contenenti una sostanza tra quelle nella lista delle candidate, al di sopra di una concentrazione dello 0,1% (peso in peso) ha obblighi di comunicazione specifici nei confronti dei clienti della catena di fornitura e dei consumatori.

Inoltre, gli importatori e i produttori di articoli contenenti quella sostanza hanno sei mesi dalla data di inserimento nell'elenco delle sostanze candidate (in questo caso, 7 luglio 2017) per informare l'ECHA.

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reachL'ECHA (Agenzia Europea della Chimica) ha recentemente inserito 12 nuove sostanze nell'Allegato XIV, contenente l'elenco delle sostanze soggette ad Autorizzazione.

Si ricorda che per l'utilizzo di sostanze soggette ad Autorizzazione elencate nell'Allegato XIV, deve essere effettuata specifica richiesta alla Commissione Europea entro le date previste.

Le nuove sostanze inserite sono le seguenti:
- 1-Bromopropano (n-bromuro di propile)
- Diisopentilftalato
- Acido 1,2-benzendicarbossilico, esteri alchilici di-C6- 8-ramificati, ricchi di C7
- Acido 1,2-benzenedicarbossilico, esteri alchilici di-C7-11-ramificati e lineari
- Acido 1,2-benzendicarbossilico, dipentilestere, ramificato e lineare
- Acido 1,2-benzendicarbossilico, dipentilestere, ramificato e lineare
- Ftalato di bis(2-metossietile)
- Dipentilftalato
- N-pentilisopentilftalato
- Olio di antracene
- Pece, catrame di carbone, alta temperatura.
- 4-(1,1,3,3-tetrametilbutil)fenolo, etossilato
- 4-nonilfenolo, ramificato e lineare, etossilato

La modifica dell'Allegato XIV del Regolamento REACH "Elenco Autorizzazioni" è stata pubblicata in Gazzetta ufficiale il 14 Giugno.

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Scarica il Regolamento 2017/999 del 13 giugno 2017

downloadSui canali tv e radio della RAI e sul WEB, è partita la nuova campagna di sensibilizzazione del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare sul regolamento REACH.

Il regolamento REACH prevede che le sostanze chimiche in commercio nell’Unione Europea debbano essere registrate per essere conosciute.

Dal 31 maggio 2018 ogni sostanza avrà la sua carta d’identità.

Lo spot della campagna richiama l'attenzione su come le sostanze chimiche siano parte della vita quotidiana e quanto sia necessario farne un uso attento e consapevole per tutelare la salute dell’uomo e dell’ambiente.

L’interesse per la campagna è condiviso e sostenuto dalle amministrazioni coinvolte nell’attuazione del regolamento oltre al Ministero dell’Ambiente, il Ministero della Salute e il Ministero dello Sviluppo Economico.

Guarda il video

faq pafÈ consultabile sul PAF - Portale Agenti Fisici, la nuova sessione FAQ dove sono contenute le risposte a dubbi interpretativi e criticità segnalate dagli utenti del Portale in relazione alla valutazione del rischio da esposizione a CEM negli ambienti di lavoro, a seguito dell’entrata in vigore del D.lgvo 159/2016.

La sessione è in continuo e costante aggiornamento in relazione ai quesiti posti dagli utenti del Portale. Ecco le FAQ aggiornate ad oggi:
1) Quali sono i soggetti particolarmente sensibili al rischio/esposti a rischi particolari?
2) Quali sono gli effetti sulla salute e sulla sicurezza che si vogliono prevenire??
3) In quali casi sussiste l'obbligo di effettuare comunicazioni all'Organo di Vigilanza territorialmente competente in caso di superamento dei VA inf o VLE?
4) E’ possibile verificare la sussistenza di controindicazioni specifiche all’esposizione da parte del RSPP/Datore Lavoro senza ricorrere al Medico Competente?
5) Da quali livelli di esposizione far partire la sorveglianza sanitaria?
6) Quali sono i contenuti della informazione e della formazione?
7) In quali posizioni deve essere verificato il rispetto dei Valori di Azione Inferiori per il Campo Elettrico e per il Campo Magnetico?
8) Con quali valori è necessario confrontarsi ai fini della valutazione del rischio?
9) Come comportarsi all’esito della valutazione?
10)  Nel caso delle saldatrici ad arco la presenza di rischio da esposizione a CEM va sempre segnalato, anche in assenza di soggetti particolarmente sensibili?
11)  Quando è presente e come valutare il rischio da correnti di contatto?
12) Con quali valori di azione confrontarsi nel caso di esposizione localizzata agli arti?
13) Quali valori limite applicare per le lavoratrici in gravidanza?
14) Esistono DPI per i CEM?
15) Quali misure di tutela è necessario attuare se si rispettano i livelli di azione per i lavoratori?
16) In quali posizioni va verificato il rispetto dei VALORI DI AZIONE per gli effetti diretti? Quante misure vanno effettuate?
17) In quali casi va fatta la delimitazione delle aree con segnaletica?
18) Quale deve essere la durata delle misure dei CEM ai fini del confronto con i Valori di Azione?
19) Quali requisiti deve avere la strumentazione per la misura dei CEM?
20) Con quale periodicità va tarata la strumentazione di misura dei CEM?
21) Cosa si intende per “personale qualificato” ai fini della valutazione del rischio CEM?
22) Come si valuta il rischio per portatori di di dispositivi medici passivi?
23) Come si valuta il rischio per portatori di pacemaker ed altri dispositivi medici impiantati attivi (DMIA)?
24) Come si valuta il rischio per lavoratori con dispositivi medici portati sul corpo?
25) Perché i valori di esposizione in Banca Dati CEM sono forniti come indici percentuali?
26) Come valutare l’incertezza di misura dell’esposizione a CEM?
27) Come si gestisce il rischio CEM nell'ambito della valutazione dei rischi interferenti e nei cantieri?
28) Quali sono i lavoratori professionalmente esposti a CEM?

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DAEIl Decreto del Ministro della Salute del 24 aprile 2013, "Disciplina della certificazione dell'attività sportiva non agonistica e amatoriale e linee guida sulla dotazione e l'utilizzo di defibrillatori semiautomatici e di eventuali altri dispositivi salvavita", adottato di concerto con il Ministro per gli affari regionali, il turismo e lo sport, ha disposto (articolo 5, comma 5) l’obbligo per le società sportive professionistiche e per quelle dilettantistiche di dotarsi di defibrillatori semiautomatici.

Il decreto prevede che nelle società sportive dilettantistiche sia presente una persona debitamente formata all'uso del defibrillatore durante le gare inserite nei calendari delle Federazioni sportive nazionali e spetta alle stesse associazioni e società accertare, prima dell'inizio delle gare, la presenza del defibrillatore all'interno dell'impianto sportivo e la sua regolare manutenzione, nonché la presenza della persona debitamente formata.

Sono escluse dall'ambito di applicazione del decreto le attività sportive a «ridotto impegno cardiocircolatorio», come tiro, vela, golf o bowling, nonché le attività sportive svolte al di fuori degli impianti sportivi. Mentre per le società sportive professionistiche l'obbligo dei defibrillatori è diventato immediatamente operativo con l'adozione del decreto ministeriale Balduzzi del 2013, per le società sportive dilettantistiche tale obbligo è entrato in vigore il 1 luglio dopo essere stato già più volte differito da precedenti decreti ministeriali. Con questo decreto, il ministero ha dunque ritenuto necessario integrare le linee guida del decreto del 2013 per meglio definire le modalità di assolvimento degli obblighi di dotazione ed impiego dei defibrillatori.

Dal 1° luglio 2017, infatti, è entrato in vigore l’obbligo di dotarsi di defibrillatori anche per le associazioni e le società sportive dilettantistiche. I Ministri della Salute e dello Sport hanno precisato alcuni aspetti attuativi:

  • ogni impianto sportivo deve essere dotato di un defibrillatore semiautomatico o a tecnologia più avanzata
  • nel corso delle gare deve essere presente una persona formata all’utilizzo del dispositivo salvavita
  • gli obblighi gravano in capo a tutte le società o associazioni sportive dilettantistiche che praticano una delle 396 discipline sportive riconosciute dal Coni
  • sono escluse dall’obbligo di dotazione del defibrillatore e dalla presenza obbligatoria del personale formato durante le gare le società o associazioni sportive dilettantistiche che praticano la propria attività al di fuori di un impianto sportivo
  • sono escluse dagli obblighi le società o associazioni sportive dilettantistiche che praticano sport a ridotto impegno cardiocircolatorio, il cui elenco è contenuto nell’allegato A del decreto (a titolo esemplificativo: bowling, bocce, dama e freccette, tanto per citarne alcuni)

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Scarica il Decreto 24 aprile 2013

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